Banda 4 Giugno 1859 (Banda Noeuva)

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Feste Religiose e Processioni

Feste Religiose e Processioni

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Il calendario liturgico proponeva ai fedeli una ricca serie di solennità da santificare con riti e cerimonie prestabilite. Le celebrazioni festive inoltre sottolineavano la stretta connessione tra evento religioso e attività umana, che nella nostra zona era esclusivamente legata alla vita agricola. L'inizio del ciclo dell'anno agricolo coincideva con i primi di Novembre, secondo una abitudine arcaica risalente alle prime culture agricole celtiche; la liturgia cattolica, ponendo all'inizio di Novembre le feste di Tutti i Santi e la Commemorazione dei defunti, faceva sì che si pregassero perché intercedessero per i vivi nella loro vita quotidiana. Il Natale era festa da trascorrere in famiglia nel riposo dell'inverno e nella dimensione raccolta del lavoro. Le altre solennità religiose, distribuite nell'arco dell'anno liturgico, seguivano una precisa gerarchia al vertice della quale stavano la Settimana Santa, la Pentecoste e il Corpus Domini, cadenti nel periodo più importante e delicato della stagione agricola. Nel rito Ambrosiano con la domenica delle "Ceneri" si apre il periodo delle astinenze, del magro, del digiuno, che venivano ai tempi, rigidamente rispettati. I riti della Quaresima e della Settimana Santa costituivano una variante rispetto al ciclo primaverile. In esso si inseriva il pellegrinaggio popolare alla chiesa della Madòna da l'Aquanegra, a ricordo del miracolo. I momenti culminanti della vita religiosa erano tuttavia le processioni, sia per la loro dimensione corale, sia per il vivo sentimento religioso. Tra le processioni solenni (tuttora sopravvissute) aveva assoluta preminenza quella del Corpus Domini, in cui erano trasportate per il paese le immagini dei "misteri" (raffiguranti la passione di Cristo), di pari importanza erano le processione del Venerdì Santo nella quale si portava a mano il "cruson" [\a croce di Cristo). Tali manifestazioni sono ancora oggi celebrate con profonda partecipazione popolare. Nella settimana successiva alla Pasqua era abitudine recarsi a piedi, alle prime luci dell'alba, in processione a Corbetta presso il Santuario della Beata Vergine dei Miracoli per ricevere l'indulgenza plenaria visitando il santuario. Nel corso dell'estate si festeggiava, e si festeggia ancora, Santa Crescenzia compatrona della città. La tradizione vuole che alla santa siano portati in dono la cera per le cerimonie liturgiche, paramenti ed arredi sacri acquistati grazie alle offerte della popolazione magentina raccolte dalle questuanti. Una rigida struttura organizzativa curava i diversi aspetti della vita religiosa magentina. Nulla era lasciato al caso, perché la fedeltà ai riti sembrava ai nostri avi la miglior garanzia per ottenere, con il concorso della preghiera comune, la grazia di una vita dignitosa pur nella sua semplicità.

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La Fiera di San Biagio

La Fiera di San Biagio

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Tutti gli anni, il giorno 3 Febbraio, si svolge la tradizionale Fiera di Merci e Bestiame le cui radici si perdono nei secoli scorsi. Il mattino la piazza del mercato offre un vasto campionario di macchine agricole mentre le vie adiacenti sono stipate da una enorme quantità di bancarelle tra cui spiccano quelle di gastronomia a base di "pulenta e pisitt". Piatto tipico della giornata è la "busecca" che si gusta in tutte le trattorie e sotto il tendone in piazza dove è cucinata dagli Alpini. Un accenno particolare va fatto alla tradizionale vendita di castagne, i "maron". I primi riferimenti alla coltura del castagno nella provincia di Cuneo risalgono alla fine del XII secolo e l'inizio del XIII. A partire dal XIV secolo i documenti si fanno sempre più precisi e numerosi sono i riferimenti negli statuti comunali di castagneti tutelati. Negli anni 1320-1321, i castellani del regno sabaudo annotavano se il prodotto dei castagneti era buono, specificando la qualità dei frutti. Intorno al 1750, alcuni documenti forniscono dati e notizie circa la consistenza delle superfici di castagno e della produzione di castagne. Il castagno per secoli ha sfamato con i suoi frutti intere generazioni ed ha costituito la base alimentare delle popolazioni rurali che in esso trovavano rimedio a carestie e povertà. Le castagne per il loro basso costo, l'alta reperibilità e l'elevato potere nutritivo venivano utilizzate come alternativa ai cereali, sostituivano spesso il pane di segale, da cui il nome di "pane dei poveri". La raccolta delle castagne iniziava solitamente tra la fine di settembre e la prima settimana di ottobre e continuava fino a novembre. La raccolta avveniva principalmente a mano. Tra i sistemi per conservare le castagne troviamo la produzione in fili che noi chiamiamo "firon da castegnn". Questi si fanno infilando le castagne fresche con uno spago; in questo modo, si formava una collana anche molto lunga che veniva poi essiccata appendendola a una parete o sui balconi. Questo prodotto continua ad essere tradizionalmente presente alla Fiera di S. Biagio, e il "Firunatt" (milanese "Fironatt") era, nei tempi passati, il venditore ambulante di "cuni", le castagne di Cuneo, che allettava i compratori con: "Bej cuni, bej maron!" dando anche la possibilità di vincere, estraendo tre numeri da un sacchetto, altre castagne in omaggio. Il pomeriggio la festa si sposta nei pressi della Cappella dell'Istituto Madri Canossiane dedicata al Santo venerato sia in Occidente che in Oriente, dove la devozione popolare si manifesta nel "bacio della reliquia" Rimane ancora nel giorno della sua festa l'uso della benedizione della gola, ovvero la benedizione di San Biagio contro le malattie di gola. Un tempo, specialmente in campagna, pochi vi avrebbero rinunciato perché si diceva che preservava nell'anno da tutte le malattie della gola. Dopo la messa il 3 febbraio il sacerdote in piedi sul presbiterio pone due candele incrociate sotto il mento a contatto della gola a ciascuno dei fedeli che, uno alla volta, passano davanti a lui e s'inginocchiano. A ognuno impartisce la benedizione con le parole: «Per intercessione di San Biagio, Vescovo e Martire, Dio ti liberi dal male della gola e da ogni altro male. Nel nome del Padre, del figlio e dello Spirito Santo. Così sia». Nella tradizione "meneghina" il gesto di benedire la gola è stato attualizzato con il mangiare un pezzetto del panettone, la prima fetta tagliata a Natale e conservata per l'occasione.

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fotografie realizzate da Luciano Milan

La Fiera di San Rocco

La Fiera di San Rocco

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La ricorrenza di San Rocco, il 16 agosto, Magenta ospita una fiera di tradizione secolare. Al santo è dedicata una delle Chiese della Città ed è oggetto di particolare devozione. La fiera, ora merceologicamente differenziata, mantiene un settore di carattere agricolo così come era la caratteristica originaria. A metà agosto l'attività agreste aveva un rallentamento prima della vendemmia, del taglio del granoturco e le successive preparazioni del terreno per la semina autunnale. Era, ed è tutt'ora, l'occasione per acquistare i piccoli animali da cortile da allevare per il successivo Natale. Ancora oggi la Fiera vede la grande partecipazione di pubblico che, proveniente da tutto il Magentino, l'Abbiatense, il Castanese ed il Novarese, sciama tra le centinaia di bancarelle che occupano l'area mercato e tutto il centro storico. A mezzogiorno, poi, tutti nei Circoli e nelle trattorie per un piatto di buona trippa o di cassoeula con l'anitra, nonostante il caldo del Ferragosto.


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San Martino

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Martino di Tours (in latino: Martinus), (316 o 317 - Candes, 8 novembre 397, funerali l'11 novembre a Tours), venerato come santo dalla Chiesa cattolica, dalla Chiesa ortodossa e da quella copta, era nativo di Sabaria, in Pannonia (l'odierna Ungheria). Secondo alcune fonti San Martino sarebbe nato a Pannonhalma. Suo padre, che era un importante ufficiale dell'esercito dell'Impero Romano, gli diede il nome di Martino in onore di Marte, il dio della guerra. Con la famiglia si spostò a Pavia, e quindicenne, in quanto figlio di un ufficiale, dovette entrare egli stesso nell'esercito. Venne mandato in Gallia; qui, ancora adolescente, si convertì al cristianesimo e divenne un monaco nella regione di Poitiers.

La leggenda del mantello

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Quando Martino era ancora un soldato, ebbe la visione che diverrà l'episodio più narrato della sua vita. Si trovava alle porte della città di Amiens con i suoi soldati quando incontrò un mendicante seminudo. D'impulso tagliò in due il suo mantello militare e lo condivise con il mendicante. Quella notte sognò che Gesù si recava da lui e gli restituiva la metà di mantello che aveva condiviso. Udì Gesù dire ai suoi angeli: "Ecco qui Martino, il soldato romano che non è battezzato, egli mi ha vestito." Quando Martino si risvegliò il suo mantello era integro. Il mantello miracoloso venne conservato come reliquia, ed entrò a far parte della collezione di reliquie dei re Merovingi dei Franchi. Il termine latino per "mantello corto", cappella, venne esteso alle persone incaricate di conservare il mantello di san Martino, i cappellani, e da questi venne applicato all'oratorio reale, che non era una chiesa, chiamato cappella. Biografi illustri di Martino sono il suo "primo" discepolo Sulpicio Severo ed anche Venanzio Fortunato con il poema "Vita di san Martino"

Conversione al cristianesimo - Il sogno ebbe un tale impatto su Martino, che si fece battezzare il giorno seguente e divenne cristiano. Decise di lasciare l'esercito e divenne un monaco nei pressi della città di Tours, sotto la protezione del vescovo Ilario di Poitiers. Martino si adoperò per la conversione alla cristianità della popolazione gallica, facendo molti viaggi per predicare nella Francia centrale ed occidentale, soprattutto nelle aree rurali, demolendo tempietti ed altari pagani. Nel corso di questa opera divenne estremamente popolare, e nel 371 divenne vescovo di Tours. Martino si rifiutò di vivere nella città e invece fondò un monastero a poca distanza dalle mura, che divenne la sua residenza. Il monastero, noto in latino come Maius monasterium (monastero grande), divenne in seguito noto come Marmoutier. Martino lottò contro l'eresia ariana. L'opera di Martino di Tours consentì di vincere l'eresia, creando le premesse per il Concilio di Nicea.

Culto Popolare

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San Martino di Tours viene ricordato l'11 novembre, sebbene questa non sia la data della sua morte. Nei primi secoli del cristianesimo, il culto reso ai santi spesso si collegava alla data della depositio nella tomba. Questa data è diventata una festa straordinaria in tutto l'Occidente, a causa di un numero notevole di cristiani che portavano il nome di Martino. Nel Concilio di Macon, era stato deciso che sarebbe stata una festa non lavorativa. Molte chiese in Europa sono dedicate a san Martino. L'11 novembre i bambini delle Fiandre e delle aree cattoliche della Germania e dell'Austria, partecipano a una processione di lanterne. Spesso, un uomo vestito come Martino cavalca in testa alla processione. I bambini cantano canzoni sul santo e sulle loro lanterne. Il cibo tradizionale di questo giorno è l'oca. Secondo la leggenda, Martino era riluttante a diventare vescovo, motivo per cui si nascose in una stalla piena di oche. Il rumore fatto da queste rivelò il suo nascondiglio alla gente che lo stava cercando. In anni recenti la processione delle lanterne si è diffusa anche nelle aree protestanti della Germania, nonostante il fatto che la Chiesa protestante non riconosca il culto dei Santi. In Italia il culto di san Martino è legato alla cosiddetta estate di San Martino, all'inizio di novembre.

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Tratto da Wikipedia, l'enciclopedia libera

 

San Rocco

Rocco il Santo di Ferragosto

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L'iconografia lo raffigura con il cappello largo del pellegrino, il mantello a mezza gamba, chiamato poi in suo onore "sanrocchino", in mano il bordone cui è appesa la zucca per l'acqua; alla cintola il rosario e sul petto una conchiglia per attingere l'acqua, come quella dei pellegrini di Santiago di Compostela; accanto il cane randagio che lo aveva sfamato quando, colpito dalla peste, si era ritirato a vivere in solitudine. Una figura scolpita nell'immaginario dei fedeli dalla devozione popolare che ne ha fatto uno dei santi più celebrati nel Medioevo, anche se oggi il suo culto in Europa sembra appannato, mentre nei Paesi cattolici del Terzo Mondo è tuttora vivo. Forse perchè in Occidente non esiste più la peste nera, il terribile flagello che a metà del Trecento dimezzò la popolazione europea e che fu l'evento che determinò la strordinaria parabola ascendente di san Rocco: un santo che, venuto quasi dal nulla - di lui non si conoscono nemmeno la data di nascita e di morte, lo si iscrive per tradizione all'anagrafe trecentesca della cittadina francese di Montpellier - e senza l'appoggio di nessun ordine religioso, "scalzò" la potestà di ben tredici santi allora invocati contro la peste, e si irradiò dalla Francia alla Germania, nei Paesi Bassi e più tardi in America Latina. In Italia ben ventotto comuni e trentasei frazioni portano il suo nome, mentre sono a lui dedicate più di tremila chiese; il suo culto, diffusosi rapidamente nel meridione, allargò le funzioni di santo "ausiliatore" anche contro le catastrofi naturali, le malattie del bestiame ed il colera. Sono numerose in tutta la penisola le feste e le celebrazioni in onore di san Rocco. Da nord a sud il 16 agosto viene celebrato con riti suggestivi ed evocativi: ad esempio, a Scilla (Rc) si ripete il rito del trionfino, una processione in cui la statua del santo patrono viene portato di corsa sotto una pioggia di fuochi d'artificio; a Butera (Cl) è un simulacro di serpente che si aggira per le case raccogliendo in bocca le offerte; a Palmi (Rc) la statua di san Rocco è seguita dagli spinati, devoti che si flagellano per penitenza e portano una mantella rivestita di rovi; a Torrepaduli (Lc) è usanza acquistare ventagli con l'effigie del santo; a Gioiosa Jonica (Rc), durante la novena che gli è dedicata, si cantano rime composte dai poeti locali; mentre un tempo, chi aveva ricevuto una grazia indossava durante la festa u muzzettu, la mantella del santo. Secondo alcuni studosi, la mantellina verde come la vegetazione, la sua funzione di protettore del bestiame e infine la collocazione calendariale della festa in agosto sono indizi per comprendere la sua popolarità. Proprio in questi giorni si celebravano nell'Impero romano feste in onore del dio Vortumno, preposto al mutamento ciclico che determina le stagioni e i cicli agricoli. Se si riflette su alcuni proverbi connessi al periodo ferragostano: "Per san Rocco la rondine fa fagotto" o "La prim'acqua d'agosto è cape de vierne", non è del tutto infondato congetturare che le funzioni della divinità pagana siano state ereditate dal santo di Montpellier. Anche se tali ipotesi appaiono suggestive, depurata la biografia del santo da fatti e circostanze leggendarie, emergono tuttavia due aspetti significativi e incontrovertibili che rendono attuale la sua figura: l'assoluta laicità, la santità di san Rocco si sviluppò autonomamente rispetto alla Chiesa (l'unico suo rapporto con l'istituzione ecclesiastica si ebbe nella guarigione di un cardinale e nel conseguente acquisto dell'indulgenza plenaria del Papa); e il carattere "individualista", cioè una condotta di vita riservata e solitaria, senza proseliti o confratelli, prediligendo un'esistenza da eremita, da camminatore solitario. Ma la modernità di san Rocco è riposta nella sua prerogativa di essere intercessore contro le grandi paure collettive, come nel caso della peste nel Medioevo. E forse per questo, qualcuno avanza la proposta di spostare la sua ricorrenza all' 11 settembre.

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