Banda 4 Giugno 1859 (Banda Noeuva)

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Bruno Casoni

Bruno Casoni

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Maestro del Coro del Teatro alla Scala e del Conservatorio "G. Verdi" di Milano
Bruno Casoni, nato a Milano, dopo aver conseguito i diplomi di pianoforte, composizione, musica corale e direzione di coro al Conservatorio "Giuseppe Verdi" della sua città, è stato direttore del Coro del Teatro "Pierluigi da Palestrina" di Cagliari e successivamente, dal 1983, è diventato altro maestro del Coro presso il Teatro alla Scala di Milano, incarico mantenuto fino al 1994. Sempre nel 1994 è diventato direttore del Coro di Voci Bianche del Teatro alla Scala. Dal 1979 è docente di esercitazioni corali al Conservatorio di Milano. Nel 1984 ha fondato il Coro dei Pomeriggi Musicali di Milano, che ha diretto fino al 1992. Parallelamente ha collaborato con numerose istituzioni e festival musicali italiani e stranieri sia come direttore di coro sia dirigendo varie formazioni orchestrali. Ha effettuato tournée in vari continenti e inciso diversi dischi. Nel 1994 è stato nominato Direttore del Coro del Teatro Regio di Torino, alla guida del quale ha ottenuto unanimi consensi nel repertorio lirico, svolgendo inoltre un intenso lavoro per ampliarne il repertorio concertistico e intensificare le collaborazioni con altre istituzioni musicali. Particolarmente significativa quella consolidata con l'Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI. Nel 2002 è stato nominato Direttore del Coro del Teatro alla Scala.

Premio "Arca d'Oro 2014"

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La Nuova Arca -prestigiosa Associazione culturale torinese- 20 anni fa, in collaborazione con l'Università, Regione Piemonte, Provincia e Comune di Torino e La Stampa, ha istituito il Premio Arca d'Oro, (oggi Premio Internazionale Arca d’Oro Italia) assegnato a personalità che si sono distinte nell'ambito della musica lirica e classica, del teatro e in generale nel mondo della cultura. Il Premio Arca d'Oro è divenuto un significativo patrimonio culturale dell'Università. Nel 2011 è stato consegnato al celebre direttore d'orchestra, Riccardo Muti. Nel 2012 è andato a Riccardo Chailly, nel 2013 al Maestro Ginandrea Noseda. Il palmares del Premio, infatti, raccoglie i più bei nomi della cultura (tra altri, Bruno Bartoletti, Zubin Metha, Luca Ronconi, Carla Fracci, Mirella Freni, Claudio Abbado, Maurizio Scaparro, Paolo Conte). Il 10 Novembre 2014 Il Premio Internazionale Arca d'Oro è stato consegnato al Maestro Bruno Casoni -nostro concittadino e premio San Martino d’oro 2000- direttore del Coro del Teatro alla Scala di Milano (e prima del Coro del Teatro Regio di Torino), unanimamente considerato il maggiore rappresentante della grande scuola corale italiana. Artista che dedica la sua vita all'insegnamento delle "Voci Bianche", apprezzato certo per le sue riconosciute capacità artistiche ma anche per le grandi doti umane che soprattutto noi che abbiamo il privilegio di poterlo annoverare tra gli amici possiamo testimoniare. All’amico Bruno, dunque, i complimenti più affettuosi! Riconoscenti anche per il prestigio che l’intera comunità trae dall’avere un così illustre e meritevole concittadino.

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Suor Maria Vittoria Morani

Suor Maria Vittoria Morani

suor Maria Vittoria Morani



Lo scorso 21 ottobre 2014, nel Palazzo Comunale, si è svolta la cerimonia di consegna, dell’onorificenza di “Giusta fra le Nazioni”, da parte dello stato di Israele, alla memoria di suor Maria Vittoria Morani, Magentina, per l’aiuto dato a persone di fede ebraica durante il secondo conflitto mondiale. Papa Pio XII, al tempo delle leggi razziali, volle che i conventi di Roma si aprissero per accogliere gli Ebrei perseguitati. Lei, insieme con le pensionanti, nel convento di “Santa Rufina”, si prese cura di alcune famiglie ebree, in particolare mamme e bambini, mentre i padri venivano tenuti nascosti nel medesimo edificio, ma in un luogo non facilmente accessibile. Uno di quei bambini era Salvatore Terracina. Suo padre, fornitore del convento, per ragioni di lavoro, conosceva molto bene suor Maria Vittoria. Nel momento più grave chiese a lei asilo per tutta la famiglia. Desideroso che il grande gesto di accoglienza, a sprezzo della propria vita, fosse riconosciuto ed onorato, il sig. Terracina informò l’Ambasciata di Israele che iniziò il lavoro di documentazione. Nel suo intervento, durante la cerimonia, ha ricordato il disinteressato ed amorevole aiuto di suor Maria Vittoria e delle sue consorelle, sottolineando la valenza del gesto di carità cristiana e rinnovando l’eterna riconoscenza per essere stati salvati, lui e la sua famiglia, da una fine certa. Il Ministro, Consigliere direttore dell’Ufficio Affari pubblici e politici dell’Ambasciata d’Israele, Rafi Erdreich, ha consegnato l’onorificenza nelle mani del nipote della religiosa, Giuseppe Morani. Nel suo intervento ha ricordato lo Yad Vashem, l’Istituto per la Memoria dei Martiri e degli Eroi dell’Olocausto, istituito dal Parlamento Israeliano nel 1953, al fine di commemorare i sei milioni di ebrei uccisi e perpetuare il ricordo di quell’evento a monito delle generazioni future. La pronipote, Maria Grazia Baggini, ha voluto così ricordarla: “Era una persona intelligente, generosa, sorridente, una figura materna; era sempre serena e questa sua serenità infondeva fiducia; mi ripeteva sempre di fare del bene e di aiutare il prossimo perché, mi diceva: -il Signore ti sarà riconoscente e non dimenticherà- Non ci ha mai detto di avere ospitato alcuni Ebrei a Roma perché penso che per lei fosse una cosa normale dare alloggio e protezione a chi ne aveva bisogno, nonostante conoscesse bene il rischio che correva in quel periodo buio. Tutta la mia famiglia è orgogliosa di sapere che il nome della zia apparirà presso la Yad Vashem a Gerusalemme”. Sono più di 500 i non-ebrei italiani che hanno ricevuto l’onorificenza. Altri Magentini, prima di suor Maria Vittoria Morani sono stati riconosciuti da Israele “Giusti fra le Nazioni”. Ricordiamo Dina Cerioli, Caterina Vaiani, Antonio Garbini detto Gin, Maria Vaiani Cerioli e Battista Magna detto Delio, che salvarono la famiglia Molho e Mons. Francesco Bertoglio che salvò la vita a 65 ebrei nel 1943, accettandoli come ospiti clandestini, nel Seminario Lombardo di Roma di cui era Rettore. Suor Maria Vittoria Morani è nata Magenta il 5 febbraio 1902. Entrata nella Congregazione delle Suore dell’Immacolata Concezione il 29 settembre 1924, nella comunità di Rho, passa, poi, nella casa madre di Ivrea. Studia da postulante, frequentando la Scuola Magistrale, con il conseguimento del diploma per l’insegnamento nella sc. materna nel 1928. Nel 1927 veste l’abito religioso, entrando Noviziato. L’anno successivo, il 16 marzo, emette la prima professione ed il 22 agosto 1937, a Burolo, quella solenne. Dal 1929 al 1951 è nel convento di “Santa Rufina”, a Roma, con il compito di assistente delle pensionanti (erano ospitate alcune giovani lavoratrici). Dal 1951 al 1955 all’ist. “Sacro Cuore”, a Bari, come assistente delle educande. Le successive sedi, con incarico di superiora, sono Rho, Biella, ancora Rho e, fino al 1977, Poggio di San Giovanni in Persiceto. Terminato il suo mandato, si ritira a Burolo dove muore il 13 febbraio 1982.

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Luigi Brocca

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Carlo Ponti

La Famiglia

 carloponti


Figlio di Leone Ponti e di Maria Zardone. Il nonno paterno era Ettore[1], senatore del Regno d'Italia e 1º marchese Ponti. Nel 1946 sposa Giuliana Fiastri dalla quale ha due figli, Guendalina (1951), affermato avvocato di Roma e Alexandre (1953), produttore cinematografico. L'incontro con Sophia Loren fu però fatale al mtrimonio: dopo alcuni anni infatti si separa e sposa Sophia da cui ha due figl

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La Carriera

Laureatosi in giurisprudenza, si occupa di cinema dal 1940.
Nel primo dopoguerra lavora per la Lux Film ricoprendo, con Dino De Laurentiis, il ruolo di produttore esecutivo.
In particolare segue molti registi esordienti, come Pietro Germi, Luigi Zampa, Luigi Comencini, Steno e Mario Monicelli.
Nel 1950 fonda, con il socio napoletano, la Ponti-De Laurentiis, producendo opere importanti come Guardie e ladri di Steno e Mario Monicelli (1951), Europa '51 di Roberto Rossellini (1952), L'oro di Napoli di Vittorio De Sica (1954), La strada di Federico Fellini (1954), Ulisse di Mario Camerini (1955) e il kolossal Guerra e pace di King Vidor (1956). (Oggi gli studi "Ponti-De Laurentiis" sono sede dell'istituto professionale per la cinematografia Roberto Rossellini di Roma).
Divisosi dal socio Dino De Laurentiis, si trasferisce negli Stati Uniti con la moglie Sophia Loren e i figli nati dalla loro unione, che saranno anch' essi nel mondo dello spettacolo: Carlo Jr. è un ex attore ed è oggi il direttore della San Bernardino Symphony della California, Edoardo è un regista.
Qui lavora per la Paramount, producendo i film interpretati dalla moglie e molte importanti pellicole europee: La donna è donna (1961) e Il disprezzo (1963) di Jean-Luc Godard, La ciociara di Vittorio De Sica (1960), Il dottor Zivago di David Lean (1965), e Blow-Up (1966), Zabriskie Point (1970) e Professione: reporter (1975) di Michelangelo Antonioni.
Dal 1964 è stato cittadino francese.
Coraggioso nelle scelte culturali, di carattere autoritario - numerosi e celebri i suoi scontri con i registi - è stato uno dei maggiori produttori del dopoguerra anche se il suo sogno nel cassetto restò la politica.
Muore all'ospedale cantonale di Ginevra in seguito ad una complicazione polmonare il 10 gennaio 2007, all'età di 94 anni.
È sepolto nella cappella di famiglia al cimitero del suo paese natale, Magenta, nel milanese.

Filmografia (parziale)

Piccolo mondo antico, regia di Mario Soldati (1941)
Giacomo l'idealista, regia di Alberto Lattuada (1943)
La primadonna, regia di Ivo Perilli (1943)
Due lettere anonime, regia di Mario Camerini (1945)
Un americano in vacanza, regia di Luigi Zampa (1946)
Mio figlio professore, regia di Renato Castellani (1946)
Albergo Luna, camera 34, regia di Carlo Ludovico Bragaglia (1946)
La primula bianca, regia di Carlo Ludovico Bragaglia (1946)
Vivere in pace, regia di Luigi Zampa (1947)
Gioventù perduta, regia di Pietro Germi (1947)
Amanti senza amore, regia di Gianni Franciolini (1948)
Fuga in Francia, regia di Mario Soldati (1948)
Proibito rubare, regia di Luigi Comencini (1948)
L'imperatore di Capri, regia di Luigi Comencini (1949)
È arrivato il cavaliere, regia di Mario Monicelli e Steno (1950)
Quel bandito sono io (Her Favorite Husband), regia di Mario Soldati (1950)
Il padrone del vapore, regia di Mario Mattoli (1951)
Guardie e ladri, regia di Mario Monicelli e Steno (1951)
Totò terzo uomo, regia di Mario Mattoli (1951)
Accidenti alle tasse!!, regia di Mario Mattoli (1951)
I tre corsari, regia di Mario Soldati (1952)
Totò a colori, regia di Steno (1952)
Jolanda, la figlia del Corsaro Nero, regia di Mario Soldati (1952)
Un americano a Roma, regia di Steno (1954)
Dov'è la libertà?, regia di Roberto Rossellini (1954)
La strada, regia di Federico Fellini (1954)
L'oro di Napoli, regia di Vittorio De Sica (1954)
La bella mugnaia, regia di Mario Camerini (1955)
La ciociara, regia di Vittorio De Sica (1960)
Boccaccio '70, regia di Vittorio De Sica, Mario Monicelli, Federico Fellini, Luchino Visconti (1962)
Ieri, oggi, domani, regia di Vittorio De Sica (1963)
La donna scimmia, regia di Marco Ferreri (1964)
Matrimonio all'italiana, regia di Vittorio De Sica (1964)
La decima vittima, regia di Elio Petri (1965)
Casanova '70, regia di Mario Monicelli (1965)
C'era una volta..., regia di Francesco Rosi (1967)
La moglie del prete, regia di Dino Risi (1970)
Zabriskie Point, regia di Michelangelo Antonioni (1970)
I girasoli, regia di Vittorio De Sica (1970)
La mortadella, regia di Mario Monicelli (1971)
Bianco, rosso e..., regia di Alberto Lattuada (1972)
Mordi e fuggi, regia di Dino Risi (1972)
I corpi presentano tracce di violenza carnale, regia di Sergio Martino (1973)
Giordano Bruno, regia di Giuliano Montaldo (1973)
Il bestione, regia diSergio Corbucci (1974)
Virilità, regia di Paolo Cavara (1974)
Cugini carnali, regia di Sergio Martino (1974)
La poliziotta, regia di Steno (1974)
Permettete signora che ami vostra figlia?, regia di Gian Luigi Polidoro (1974)
L'accusa è: violenza carnale e omicidio (Verdict), regia di André Cayatte (1974)
Colpita da improvviso benessere, regia di Franco Giraldi (1975)
Il padrone e l'operaio, regia di Steno (1975)
Brutti, sporchi e cattivi, regia di Ettore Scola (1976)
Cassandra Crossing (The Cassandra Crossing) (1976)
Una giornata particolare, regia di Ettore Scola (1977)

 

Marchesi Mazenta

Marchesi Mazenta



La nobiltà della famiglia risale al XV secolo, quando alcuni membri della famiglia 'de Mazenta" vengono a trovarsi in stretti rapporti con i duchi Sforza, signori di Milano. Motto della famiglia così come si può desumere dall'arma gentilizia, era la massima "sine labe" (senza macchia), inserita nello scudo in campo azzurro in cui spiccava una candida scrofa.I Mazenta intensificarono tra la fine del Cinquecento e l'inizio del Seicento l'attività di acquisto fondiario in Magenta, grazie in particolare all'intraprendenza di Guido Antonio, padre di quell'abate Faustino che promosse il restauro della chiesetta di S. Biagio.Nel corso del Seicento le proprietà dei Mazenta si estesero e vennero incrementate anche da un'abile politica matrimoniale, segno distintivo della famiglie in ascesa. Guido Mazenta, figlio di Ludovico, fu provicario del Banco di S. Ambrogio, ed ottenne, grazie alla sua posizione privilegiata, la concessione dal Banco di S. Ambrogio della riscossione delle imposte fondiarie nella pieve di Parabiago e in Magenta; divenne in altre parole cassiere di parte delle entrate della città di Milano, attività che gli fruttò molte terre, che egli accettava in pagamento di quote insolute di imposta, approfittando della situazione di bisogno dei debitori. Il prestigio della casata ebbe nel 1676 anche il riconoscimento del trono di Spagna, con la concessione del titolo di marchese da parte di Carlo Il al giureconsulto Guido Antonio Mazenta "per i meriti suoi e dei suoi antenati". Nel corso del Settecento, in ambito magentino, il nome ed il patrimonio dei Mazenta (proprietari nel borgo di un'ampia villa con giardino ubicata dove oggi sorge il palazzo del cinema Centrale) furono secondi solo a quelli dei conti Melzi, con i quali d'altra parte si crearono nel 1771 saldi legami di parentela. Giunti all'apice dell'ascesa sociale, alla dignità marchionale venne appoggiato anche il titolo feudale: Domitilla Trivulzio acquistò per il figlio minorenne Guido Mazenta, dopo averne ottenuto il matrimonio con Maria Teresa Melzi, sorella di Francesco Melzi d'Eril, il feudo di Giussano, resosi vacante per la morte del conte Barbiani. La presenza dei Mazenta tra i proprietari magentini, pur con un patrimonio ridotto, proseguì per tutto l'Ottocento; nella seconda parte del secolo il saldo legame con la comunità trovò modo di concretizzarsi prima con la collaborazione dei Mazenta nella fondazione dell'Ospedale (1876), poi con il lascito testamentario per la costruzione della Casa delle suore Canossiane (1884). Riconoscendo l'indubbio merito della casata, la città la ricorda con la denominazione di una via, intitolata ai Mazenta nel 1953.

 

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