Ricordi di viaggio

banner testata5

Menu

Ricordi di viaggio

Ricordi di viaggio

 ricordidiviaggio


18/26 Giugno 2013 - La Polonia e i tesori del mondo slavo

Di Maria Teresa Baroni

foto Davide Cattaneo


Piazza Mercato ore 5,00. Assonati e un po' infreddoliti ci ritroviamo con piacere. Molte sono le facce note, gli habitués di questi viaggi, altri sono volti nuovi. Da tutti traspare il desiderio di avventurarsi in...sì perché il viaggiare in pullman è sempre un'avventura in tutti i sensi: permette innanzitutto di vedere i luoghi che si attraversano e di vivere la geografia imparata sui libri; agevola l'amicizia tra le persone che, trascorrendo tanto tempo a contatto, imparano a conoscersi e a divertirsi insieme; insegna a superare comunitariamente le difficoltà siano esse di ordine personale o logistico. Si parte! Direzione Polonia via Svizzera e Germania passando per Norimberga e Dresda. La visita di queste città è coinvolgente. Ovunque si vedono i segni della devastazione della guerra ma anche l'impegno dell'uomo nel ricostruire. Bautzen, Gorlitz...Breslavia è un incanto con le sue case lunghe e strette dalle facciate artistiche diversamente colorate e accostate le une alle altre a formare una sorta di scenario teatrale. E'una bomboniera e vi si respira un'aria asburgica. Per la prima volta entriamo nelle chiese polacche. Sono grandi, solenni, ricche di stucchi e ori, tenute con estrema cura. In tutte si ravvisa la devozione profonda di un popolo che vuole offrire, al proprio Dio, il meglio di ciò che possiede. La città è ricca di piazze sulle quali si affacciano bar e ristorantini. Molti sono i giovani che vi incontriamo e ci colpisce l'estremo rispetto per la pulizia e la massima educazione. E'una caratteristica questa comune a tutte le città visitate, vi abbiamo trovato gente che sa divertirsi senza inutili eccessi. "Forza, muoversi, non siamo in vacanza!". Il nostro animatore – rianimatore Pietro ci richiama all'ordine. A lui un grazie particolare per la sua grande capacità di creare spirito di corpo coinvolgendo allegramente tutti e per l'attenzione dedicata a ogni partecipante. Si va a nord. Poznan, Torun...Danzica bellissima città alla foce della Vistola. "Signore, prego, ambra a fiumi!". Dato il "la" le donne si scatenano: anelli, collane, bracciali, orecchini cambiano velocemente di proprietario. Grande la felicità dei venditori, decisamente più modesta quella dei mariti. Malbork con il suo imponente castello costruito dai Cavalieri dell'Ordine Teutonico, Olsztyn che ospitò Copernico...Varsavia la capitale, attraversata dalla Vistola. Quasi completamente rasa al suolo durante la prima guerra mondiale ma fedelmente ricostruita dai suoi abitanti. Tante le piazze, le chiese, i monumenti. Moltissime le scolaresche in visita. Il caldo si fa sentire, il sole è abbagliante. Ci ritiriamo in un invitante ristorantino. Sorpresa:si mangia bene e si spende poco! Chestochowa con la sua Madonna Nera che la tradizione vuole dipinta dall'evangelista Luca. Un santuario divenuto famoso e caro a tutti i cattolici grazie a Papa Giovanni Paolo II, in Polonia da tutti chiamato affettuosamente e semplicemente "Karol". L'icona della Madonna è splendida, il luogo intriso di sacralità. A quelle dei Polacchi si uniscono le nostre preghiere. Fuori non ci sono i mercanti del tempio a vendere santini. C'è silenzio, pace e voglia di raccoglimento. Cracovia, la più bella, così cara a Karol. Visitiamo il castello reale, l'università, la cattedrale. Dal campanile della Basilica di S. Maria, a mezzogiorno, un trombettiere in carne e ossa suona un breve motivo e alla fine ci saluta con la mano. Entriamo nell'orientaleggiante bazar dove naturalmente...si compra! Che meraviglia le Miniere di Sale! Personalmente ho superato la mia radicata claustrofobia pur di vederle. Ne valeva proprio la pena. Sono grandiose e le opere realizzate al loro interno dai minatori-artisti scolpendo il grigio sale ci lasciano senza fiato. La vista della Cattedrale scavata interamente nella roccia salina, grandissima, ornata di statue e bassorilievi suscita la meraviglia di tutti. Auschwitz. E' giunto il momento atteso e temuto al tempo stesso da tutti noi: la visita al tristemente famoso campo di concentramento. Non ci sono parole per descrivere l'orrore di ognuno di fronte a quelle montagne di capelli umani, scarpe, arti artificiali...di fronte alla camera a gas e ai forni crematori. L'animo umano può davvero raggiungere abissi di degradazione. Inizia il viaggio di ritorno attraverso la Boemia e la Slovacchia. Una sosta con visita e pernottamento a Bratislava quindi. Attraverso l'Austria, passando da Graz e Vendel, si torna a casa. Un grazie a tutti i partecipanti per aver reso gradevole il viaggio, alla Pro Loco per aver compreso nel pacchetto vacanze anche il bel tempo, a Ugo, la nostra guida che ci propone sempre degli itinerari non convenzionali e a Giorgio, super autista sempre molto disponibile. Il viaggio è stato intenso, interessante e piacevole. Personalmente mi ha lasciato la voglia di ripartire per un'altra meta, ancora insieme, ancora in pullman.

17/19 Maggio - In Toscana tra medioevo e rinascimento“antiche terre e la leggenda della vera croce”

foto Davide Cattaneo

La Pro Loco in Armenia

Di Pietro Pierrettori


In viaggio affascinante tra antichi monasteri cristiani, misteriosi siti archeologici.
Villaggi sparsi tra montagne,canyon rocciosi ed aspri, sconfi nati altopiani attraversati dalla "via della seta" Una terra rotta dai terremoti. Un popolo perseguitato e sterminato; povero, ma fiero; gentile ed ospitale. L'Armenia, strategicamente posta tra occidente ed oriente, ha visto, un tempo, l'incontro, in armonia, di culture diverse. Nei monasteri e nelle fortezze, nelle atmosfere e nei volti della gente, ovunque si legge la storia di un luogo che fu la culla del Cristianesimo. All'ombra del Monte Ararat, biblico approdo dell'Arca di Noè, gli Armeni hanno forgiato la loro identità nazionale fin dall'antichità. E' stata una interessante opportunità per incontrare, vicino a noi, un luogo ove il tempo ha camminato molto lentamente e la gente ha voluto conservare il suo cammino scrivendolo nelle pietre

Impressioni d'Irlanda


di Valeria Mumelter
foto Davide Cattaneo


Siamo appena tornati dal viaggio in Irlanda, impegnativo dal punto di vista della distanza, ma affascinante e coinvolgente per il percorso effettuato e per le sensazioni che ha suscitato. E' stato un viaggio di interesse prevalentemente naturalistico anche se abbiamo potuto cogliere aspetti della storia e della identità culturale di questa splendida isola. Ed ecco allora le rovine della CLONMACNOISE ABBEY, suggestive e serene sulle verdi rive del fi ume Shannon, con le sue torri e le croci celtiche; le rovine della ROSS ERRILLEY ABBEY solitaria in un vasto orizzonte di pascoli e greggi; la neogotica KYLEMORE ABBEY circondata da un lussureggiante giardino ed affacciata sul lago; le rovine della CONG ABBEY immerse nel verde del parco. Ed ecco le città: Dublino, ormai capitale di taglio europeo; Galway e Killarney, cittadine modernizzate e con solo qualche traccia della città di un tempo; ed i piccoli villaggi con ancora gli antichi sentori della vecchia Irlanda: Cong, location del celebre fi lm "Un uomo tranquillo" di John Ford, Clifden nel selvaggio Connemara, Dingle con le sue case dai colori squillanti, Adare con la chiesa di pietra e le crannog, caratteristiche case dal tetto di paglia. Ed anche i castelli: Ashford Castle affacciato sul lago Mask ed i resti del Ross Castle, maestosi ed cupi sulle acque del lago Leane. Ma è stato l'aspetto naturalistico, graziato da un tempo memorabile, a costituire il "piatto forte" del nostro viaggio. Ed ecco il fascino della natura del wild Connemara con il suo interno, tutto un susseguirsi di laghi, fi umi, paludi, torbiere; con le montagne coperte di erica con qualche prima fioritura, di grandi esemplari di fucsie magellaniche e l'invadente presenza dei rododendri; e la costa atlantica: estremamente frastagliata con tortuose sequenze di isolette, profonde insenature e penisole, intervallate da spiagge di sabbia bianca. E poi le Cliff of Moher, nereggianti scogliere incombenti sull'oceano. E la penisola di Dingle, splendida sotto un cielo sereno e senza nuvole, con la stretta strada costiera delimitata da muretti a secco. E la penisola del Kerry, un mosaico di pascoli e alture accarezzati dal vento, acque dolci e salate che si contendono la vista e gli spazi. Ed alla fi ne il Killarney national park, con i sentieri panoramici che salgono le pendici delle montagne da noi percorsi a piedi o su calessi, sotto il vero "cielo d'Irlanda" con alte nuvole mosse, mutevoli sprazzi di sole e di azzurro; montagne, boschi ed acque armoniosamente mischiati. E i laghi, tra loro collegati, da noi discesi su barche, con insolite visioni di rive boscose, canneti e con la presenza di fl ora e fauna variegata, A conclusione di tutto una serata in un tipico pub popolare con orchestrina e struggenti canzoni che, anche se solo per qualche ora, ci ha fatto intuire le abitudini e i risvolti più intimi dell'anima irlandese.Il gruppo ben affiatato ha fatto il resto e renderà indimenticabile il ricordo di questo viaggio.

Tribu' del nord Vietnam e Laos il regno del "milione di elefanti"

di Vittoria Mazzucchelli


Ho partecipato al viaggio organizzato dalla Pro Loco di Magenta in Vietnam del Nord e Laos e io e tutti i miei compagni siamo ritornati non solo entusiasti, ma profondamente arricchiti da quanto visto e imparato. Prima di partire, programma alla mano, pensavo fosse il solito tour tipico di questi lontani paesi, conosciuti dalla mia generazione per quelle vicende belliche che hanno lasciato un doloroso e amaro ricordo di uomini uccisi da bombe al napalm, di villaggi distrutti e di boats people. Immaginavo di vedere ancora i segni della terribile guerra, ma fortunatamente è stato quasi tutto dimenticato o ricostruito. Hanoi conserva il fascino discreto di una capitale tra l'antico e il moderno dove si possono trovare, fra i palazzi coloniali e i grandi boulevard, le tipiche costruzioni vietnamite con piccole e romantiche pagode buddiste. E' questa una città da vivere in tutte le sue dimensioni: fare acquisti, passeggiare intorno al lago Hoan Kiem brulicante di persone intente a fare footing o thai-chi o, cosa straordinaria, scambiare quattro chiacchiere (come è capitato ad alcuni di noi) col novantatreenne generale Giap, l'eroe di Dien Bien Phu e vincitore della guerra contro di americani. Non poteva mancare, nel nostro tour, la visita alla magica HaLong Bay, una delle più belle baie al mondo con le sue tremila (circa) fra isole, faraglioni, scogli, grotte, ecc. Abbiamo navigato, cenato e pernottato su una meravigliosa giunca in un incredibile e spettacolare trionfo della natura. Esperienza indimenticabile è stata anche viaggiare sul treno notturno per Sapa (città di montagna a 1900 metri). Nove ore trascorse in cuccette confortevoli, durante le quali abbiamo ritrovato lo spirito giovanile della solidarietà e del vivere a fianco di persone conosciute da pochi giorni in piena intimità...Quanto ridere e quante chiacchiere prima di addormentarci! Sapa ci accoglie nel giorno del suo mercato settimanale con una confusione incredibile! Noi siamo letteralmente affascinati da una folla immensa costituita dai montagnard, popolazioni etniche del Nord Vietnam che hanno mantenuto le loro tradizioni ed i loro coloratissimi tipici costumi. Ne ammiriamo la laboriosità, la creatività primitiva e la veloce manualità nella produzione di tessuti artigianali originalissimi sia nei colori che nelle intricatissime trame. Dopo essere ritornati ad Hanoi per visitare il monumento simbolo della città, il mausoleo di Ho Chi Minh ed altri importantissimi monumenti, in aereo ci spostiamo in Laos. Luang Prabang è una delle città più conosciute del sud est asiatico per la bellezza delle sue pagode dorate. Qui abbiamo avuto la fortuna (alzandoci alle sei del mattino) di assistere alla tradizionale processione dei monaci buddisti (circa 400) che all'alba percorrono le vie della città per ricevere le offerte dai fedeli. E che dire della crociera sul Mekong, il grande fiume che divide Thailandia e Laos... Sulle sue sponde abbiamo ammirato deliziosi monumenti a Buddha, abbiamo sostato per visitare piccoli villaggi caratteristici di tessitori, pescatori e cercatori d'oro... Sulle rive abbiamo visto elefanti e bambini insieme che si divertivano un mondo a giocare ed a bagnarsi nelle acque limacciose del fiume. Infine Vientiane, capitale del Laos, ci accoglie con una temperatura vicina ai 40 gradi e ci mostra i suoi monumenti: lo Stupa d'oro, il Sisaket, il tempio dei mille Buddha e ci regala un tramonto mozzafiato. E' stato un viaggio bellissimo, all'insegna di culture lontane dalla nostra tradizione, sopravvissute alla globalizzazione ed alla tecnologia che invade oramai tutti i campi della nostra vita giornaliera. Un viaggio alla scoperta di modi di vivere diversi che abbiamo avvicinato nella quotidianità, frequentando i loro ristoranti ed i loro luoghi di ritrovo, usanze che trovi solo interagendo con le piccole strutture e non con le grandi catene alberghiere che sono belle e confortevoli ma senza anima, lontanissime dalla cultura locale. Ai due "accompagnatori e guide" Tonetti e Cotone un particolare ringraziamento, per avere organizzato e spiegato, da esperti conoscitori di questi territori e di queste culture, uno straordinario viaggio che ci ha permesso di scoprire ogni giorno qualcosa di nuovo, promuovendo di fatto un vero etnoturismo o turismo di incontro con le popolazioni locali di paesi lontanissimi dalla cultura e dai modi di vivere del mondo occidentale.

Ancora una volta...."Douce France"

di Valeria Mumelter


Ho sempre pensato che i viaggi sono più interessanti se fatti insieme con amici e conoscenti. Con la partecipazione di persone che hanno familiarità una con l'altra si riesce più facilmente a cogliere i diversi aspetti di ciò che si visita, grazie a scambi di opinioni e di impressioni. Nello stesso tempo si è invogliati ad intrecciare rapporti di conoscenza con persone che non avremmo mai conosciuto, e magari capita di ritrovare qualcuno con cui si è viaggiato in precedenza e che col tempo si è perso di vista. Come in India e Grecia, anche il viaggio in Aquitania, appena terminato, è stato molto felice sotto questo punto di vista. Zona della Francia turisticamente poco conosciuta, è stata una destinazione che ha sorpreso tutti per la bellezza ed ha risposto in ogni senso a ciò che ci si aspettava. Dopo una sosta nella sempre piacevole Aix en Provence, siamo giunti a Guillem Le Desert, magnifi co monastero situato in posizione isolata, vicino ad un piccolo villaggio dove la vita è ancora tranquilla e a misura d'uomo. A Monpazier, una bastide (città fortifi cata), la piazzetta è di un fascino incredibile. I portici, il mercato coperto, gli scalini dove le dame salivano per montare a cavallo, tutto è conservato in maniera perfetta. E' questa integrità che ha incantato in alcuni luoghi, come il castello di Beynac, emergente dalla nebbia mattutina, arroccato sopra il fi ume; oppure La Roque Gageac, abbarbicato sulle falesie calcaree, dove il fi ume Dordogna forma un canyon, con le sue grotte usate un tempo come abitazioni ed ora integrate nelle case di pietra costruite a ridosso delle rocce. O, ancora, Rocamadour aggrappato allo sperone roccioso, perfetto esempio della struttura sociale medioevale: sopra, il castello del signore, incombente sulla chiesa, a sua volta posta al di sopra delle abitazioni della popolazione. Così come sono indimenticabili i vigneti attraversati, estesi a perdita d'occhio, con i caldi e vividi colori autunnali. Immersa in questo ambiente, Saint Emilion, con i negozi delle caves dove si poteva degustare il vino e si potevano acquistare prodotti tipici. Tante sono state le mete delle nostre visite e tutte interessanti: Domme, Carennac, Saint Leon sur Vezère, ma Sarlat è stata forse la più piacevole. Città risparmiata dai bombardamenti della guerra, che invece hanno colpito pesantemente Bergerac, conserva integra la struttura seicentesca, con angoli di estrema suggestione e fascino.Un giro per le viuzze e i vicoli, al seguito del nostro amico Zaffaroni, ci ha svelato vari particolari dei portoni, delle facciate, dei bei palazzi, ricche residenze di città dei nobili di campagna. Una nota a parte merita la visita alle grotte di Lascaux. Le vere grotte non sono più visitabili a causa dei danni prodotti dalla presenza dei turisti, tuttavia la ricostruzione è risultata sorprendentemente molto veritiera, con gli splendidi dipinti a colori di buoi, cavalli, cervi e ci ha fatto sentire più vicini quei nostri antenati di diciassettemila anni fa. Come sempre, alla fi ne di un viaggio piacevole, ci è quasi spiaciuto tornare a casa; abbiamo però per ricordarlo tutti gli oggetti acquistati e, deliziosi, i mangerecci prodotti tipici che in tanti abbiamo scelto per risentire anche a casa i profumi ed i sapori dei giorni passati.


In viaggio attraverso la Grecia classica tra mito e storia.


di Adriana Morini
foto Davide Cattaneo


La voce suadente e sicura di un affascinante guida (un tipetto alla Lapo Elkann: capelli lunghi, occhi cerulei, sorriso ironico, abiti di lino, panama e cultura greca nel sangue) ci accompagna durante tutto il viaggio: per ogni reperto, statua, colonna, tempio, monumento... insomma per ogni "pietra" ha in serbo un racconto, un aneddoto, un mito, una battuta, un riferimento, non solo alla storia della sua terra, ma anche all'attualità italiana.Il primo impatto con la Grecia è la spettacolare ascesa in pullman verso le Meteore. Il paesaggio è irripetibile: le enormi rupi assumono forme e rotondità irreali combinandosi armoniosamente con i numerosissimi monasteri arrampicati sulle cime delle rocce. Anche la storia di questi monasteri è affascinante: gli inaccessibili massicci rocciosi attrassero infatti l'interesse degli eremiti intorno all'anno Mille, mentre i primi monasteri sorsero intorno al quattordicesimo secolo. A piedi, dopo un'ascesa di più di duecento scalini, abbiamo la fortuna di entrare nel monastero dedicato a santo Stefano (Agios Stefanos) trasformato recentemente in convento femminile. Tutto è pace e religiosità, mentre la luce debole delle lampade colorate illumina i visi ascetici dei martiri facendo brillare le aureole e gli ori delle decorazioni. In silenzio restiamo ammirati e conquistati dalle splendide pitture, dai legni scolpiti e dalle sorprendenti icone. A Delfi ci aspetta un vero e proprio tuffo nel Mito dell'Oracolo. Questo era il regno di Apollo e della Pizia la quale, respirando i vapori di zolfo scaturiti da una voragine, emetteva delle grida incomprensilbili che venivano interpretate poi da un sacerdote al quale era assegnato il compito di dare ai questuanti il responso dell'Oracolo. Per gli antichi Delfi era "l'ombelico" del mondo e anche la nostra guida non manca di celebrarne la solennità. Il sole batte inesorabile sulle nostre teste, ciononostante abbiamo la forza di percorrere tutta quanta la via Sacra soffermandoci con ammirazione davanti al tempio di Apollo e davanti a ciò che resta dei "tesori" (tempietti offerti dalle città greche e contenenti allora gli ex voto). Completiamo la conoscenza di Delfi con la visita al Museo annesso al sito archeologico dove è esposta, tra i numerosi importanti reperti, anche la statua in bronzo a grandezza naturale del famosissimo Auriga. Atene invece ci riserva qualche delusione. Durante la visita all'Acropoli constatiamo ad esempio che il Partenone è solo parzialmente visibile: un'imponemte impalcatura ne rovina in parte la spettacolarità. Ci lustriamo la vista fotografando l'Eretteo, elegante edificio in stile ionico la cui Loggia delle Cariatidi è uno dei più famosi monumenti dell'antichità. Una breve visita al Museo Archeologico di Atene ci ripaga in parte raccontandoci in successione temporale, attraverso sculture e importanti reperti archeologici, la storia dell'arte greca dalla preistoria all'epoca bizantina fino all'epoca moderna. La sala più significatica è l'ultima, quella che espone l'oro di Micene e in particolare la Maschera detta di Agamennone (1250 a.C.) ritrovata a Micene in una tomba a fossa nei pressi dell'Acropoli. La città di Micene ci riconduce al ciclo mitologico più importante dei Greci, quello noto per le opere di Omero. Qui ritorniamo per un attimo studenti soprattutto davanti alla famosissima "Porta dei Leoni" e nella voce della nostra accattivante guida risentiamo gli accenti dell'Argan: "...qualunque sia la sua origine, costituisce un'eccezionale opera artistica in cui sono state ottenute la simmetria delle figure e la ferocità nella resa dei leoni...." Sempre a Micene visitiamo anche la tomba chiamata "Il tesoro di Atreo" che costituisce il monumento funerario meglio conservato di tutta l'Europa. Una significativa sosta a Epidauro ci trasforma tutti quanti in artisti: il maestoso teatro rimasto quasi intatto dal quarto secolo a.C. e famoso anche per la sua acustica perfetta, ci blocca affascinati sull'ultimo gradino dell'immensa gradinata (larga ben 114 metri e divisa in 36 scale). Al centro dell'"orchestra" c'è chi canta, chi ride, chi tenta di recitare ... C'è pure il tempo per la foto di gruppo... L'ultimo giorno completiamo la visita ai siti classici della Grecia antica sostando ad Olimpia. Olimpia...2000 anni di storia... fu il sacrario più importante dei Greci, il regno di Zeus, dove si svolgevano in suo onore i Giochi olimpici che esprimevano pienamente l'ideale della competizione nobile e che consolidarono per molti secoli l'unità nazionale del mondo greco antico. Durante le gare infatti, l'accordo tra le città greche prevedeva che il territorio di Olimpia fosse da considerarsi sacro ed inviolabile e con esso di stabiliva che guerre e lotte dovessero essere interrotte durante la celebrazione dei Giochi. Così, anche oggi, le "Olimpiadi" sono diventati simbolo di pace, amicizia e di fratellanza tra i popoli. Ammiriamo in successione il tempio di Zeus, il sacrario di Hera, il Philippeion, donato da Filippo II padre di Alessandro Magno, il Laboratorio di Fidia, la Palestra, il Ginnasio e lo Stadio. Lasciamo Olimpia con negli occhi la stupenda immagine dell'Ermes di Prassitele conservato al Museo Archeologico. La statua che risale al 330 a.C. e ritrovata nel tempio di Hera nel 1877, rappresenta il messaggero degli dei con in braccio il piccolo Dioniso. Senza dubbio il grande scultore seppe creare con Hermes la più perfetta figura di giovane della sua epoca. Prima di lasciare la Grecia abbiamo anche il tempo di visitare Nauplia, una graziosissima cittadina della costa sud-orientale del Peloponneso: imponenti fortificazioni bizantine, franche e veneziane alle spalle, viuzze strette e lastricate, edifici importanti con ornamenti veneziani, un lungomare ordinato e accogliente, una pittoresca isoletta fortificata posta in mezzo al porto che raggiungiamo con una breve ma simpatica escursione in barca. Ripartiamo dalla Grecia innamorati delle sue "pietre", del suo sole caldo e accogliente, del suo paesaggio vario e mai banale, della sua storia così impregnata di miti ed eroi e, perchè no, della passione di una guida che ha saputo in ogni momento incantarci ed affascinarci.


Note di viaggio nell'Indocina del Sud.

di Virginia Bonasegale


27 Marzo. Si parte da Malpensa; sorvoliamo l'Europa dei Balcani, la Turchia e sfioriamo l'Iran. Non posso fare a meno di pensare al viaggio indimenticabile,in auto, fatto nel 1972 nel paese che allora si chiamava Persia, quando regnava lo scià : sembra passato un secolo. Siamo a metà percorso. Superiamo l'India (quanto è grande!), il golfo del Bengala, immenso, ed eccoci in Malesia. All'orizzonte ci viene incontro il sole infuocato del mattino, in un cielo azzurro sfumato di rosa, arancione e rosso, un vero spettacolo. Chi bene incomincia.... Arriviamo a Singapore puntuali, siamo in Indocina: l'aeroporto, impeccabile, preannuncia l'habitat multicolore e fiorito che troveremo nei giorni successivi. Il clima è molto caldo e umido e così sarà per tutto il viaggio. Il volo successivo ci porta a Siem Reap: siamo in Cambogia. Abbiamo una mezza giornata di relax, dopo il lungo viaggio e la percezione del grande caldo, ma la maggior parte del gruppo si fa tentare dal primo mercato della lunga serie che incontreremo: si sa che quello dello shopping sfrenato è un esercizio che ci riesce bene. La città appare abbastanza organizzata e pulita, i mercatini di frutta e verdura sono uno spettacolo. I nostri insostituibili tour-leaders hanno giustamente programmato la visita ad Angkor all'inizio del viaggio, con l'intento di stroncarci, ma non ci sono riusciti. Al terzo giorno siamo dunque pronti per la giornata da dedicare ad uno dei siti archeologici più importanti ed ammirati del mondo, il più grande con le sue rovine che coprono un'area di 400 Kmq, inserito dall'UNESCO nel 1992 fra i beni patrimonio dell'umanità e divenute il simbolo della Cambogia, con le torri simmetriche di Angkor Wat riportate sulla bandiera del paese. E' praticamente impossibile descrivere la grandiosità e la magnificenza della città che risale al IX secolo, riscoperta solo nel 1870 da archeologi francesi. Templi, statue, gallerie, fossati, terrazze, pietre scolpite, scalinate e monasteri si susseguono e si incrociano all'infinito, in un'armonia che lascia stupiti. La vegetazione tropicale che nei secoli si è insinuata nei monumenti crea un'atmosfera magica e quasi irreale: alberi altissimi con il fusto diritto hanno avvolto con le loro radici le pietre che parlano del passato, quasi per proteggere, in un abbraccio, le costruzioni sacre, opera dell'uomo del XII secolo. Interessantissime sono anche le pietre scolpite, in numero infinito, che ricoprono i monumenti: è come se si guardasse un reportage fotografico sulla vita quotidiana del tempo, con scene di guerra, di caccia, di vita familiare, di cerimonie legate alle divinità, come il mito della creazione indù. Angkor, da sola, giustifica un viaggio in Cambogia. Il quarto giorno, pronti ad affrontare il gran caldo, è dedicato all'escursione al lago Tonlè Sap, uno degli ecosistemi più interessanti dell'Indocina, con la sua estensione che varia ciclicamente da 2500 12000 Kmq, nella stagione delle piogge, quando vi si riversano le acque del Mekong. Attraversiamo la campagna arsa, con campi di riso già raccolto ed acquitrini con fior di loto che sembrano farfalle sospese nell'aria, in contrasto con la povertà delle capanne. Con un barcone ci inoltriamo in un canale, fiancheggiato da palafitte, fino a raggiungere il lago con i villaggi galleggianti dei pescatori vietnamiti. Dovunque si avvicinano donne e bambini che vendono di tutto, per un dollaro. Il 31 marzo siamo a Phnom Penh, capitale del paese. Ci ospita un ottimo hotel. La città appare vivace, con un bel fiume, mercati multicolori, bei negozi, bancarelle con frutta e fritti di ogni genere (ragni, insetti vari...): ci prepariamo alla visita ai campi di sterminio ed al museo del genocidio. Negli anni 1975-79 in Cambogia ci fu lo sterminio di circa 2 milioni di persone, vittime dei khmer rossi dell'Angkar, un'organizzazione ultramaoista il cui leader, Pol Pot, instaurò una rigida dittatura. Pol Pot e Khmer rossi sono nomi che abbiamo sentito innumerevoli volte e che associamo a qualcosa di terribile. Quando si vedono le foto dei prigionieri e dei deportati, spesso donne, vecchi e bambini, e quando si calpesta il campo di sterminio dove sono state scoperte alcune fosse comuni, con il terreno punteggiato di bianco (sono le ossa dei condannati) e con i pezzi di abiti che affiorano dappertutto, allora lo sgomento e l'emozione sono davvero forti: sembra impossibile che l'uomo possa continuare ad essere tanto folle! Siamo in viaggio da una settimana e tutto procede come da programma, siamo tutti in forma. Visitiamo Phnom Penh, il Palazzo reale, la Silver Pagoda, il mercato russo; alcuni fanno una escursione sul grande fiume dove confluiscono il Tonlè Sap, il Bassac ed il Mekong. Il 3 Aprile, nel pomeriggio, siamo a Sihanoukville, località turistica nel Golfo del Siam. Dopo aver subìto l'assalto di donne e bambini che vendono di tutto, facciamo un bagno ristoratore: l'acqua è caldissima, la sabbia fine fine, il sole cocente, la baia invitante: si sta davvero bene. Le bambine confezionano braccialetti colorati, vendono frutta che sbucciano al momento (ananas, mango, papaia, banane) e ottime cicale di mare (canocchie) grigliate, sgusciate in diretta e servite con sale, pepe e lime: una vera delizia! La giornata finisce in bellezza con una cena pantagruelica a base di pesce. Restiamo al mare per altri due giorni. L'escursione in barca alle isole è l'occasione per osservare la barriera corallina, percorrere un tratto di giungla e raggiungere una spiaggia bianca, selvaggia, da cartolina. Da Phnom Pehn ci trasferiamo in bus a Ho Chi Minh City, la più grande città del Vietnam e la capitale economica, da noi comunemente chiamata Saigon, dopo aver superato la dogana. L'albergo è ottimo. La città ci colpisce subito favorevolmente: è pulita, molto verde e fiorita, vivacissima. Le case sono strettissime, lunghe e alte, sembrano miniature; la campagna è verde e ben coltivata a riso, mais e verdure di ogni genere. I vietnamiti (sono 80 milioni su un territorio poco più grande dell'Italia) si spostano con moto e motorette: il risultato è una fiumana continua che si muove ordinatamente e che, con le luci della sera, sembra un fiume in piena con migliaia di lanterne, un vero spettacolo! Continua lo shopping: borse, cappelli, ventagli, magliette, vestiti, pareo, sciarpe, occhiali, orologi costano pochi dollari. Il nostro tour-leader ci fornisce notizie storiche (e non) sulla guerra disastrosa persa dagli americani e conclusasi nel 1975. A circa 40 Km. da Saigon, un reticolo di 250 Km. di tunnel scavati su tre livelli, ha consentito ai vietcong di vivere, nascondersi e vincere la guerra. Al di là della ricostruzione del terreno di battaglia, stile Disneyland (vi è persino un poligono di tiro allestito per provare le armi utilizzate durante la guerra), è stato per me emozionante infilarmi nel tunnel di 50 metri, buio, alto 120 cm. e largo 80, per cercare di cogliere lo spirito e la determinazione dei guerriglieri che sono riusciti a sopravvivere. Il mio pensiero è andato anche a tutti i giovani americani che lì hanno perso la vita atrocemente. Ci siamo poi trasferiti a Tay Ninh per visitare il grande tempio Cao Dai, giusto in tempo per assistere ad una funzione suggestiva e coinvolgente, con uomini e donne vestiti di bianco, giallo, blu e rosso che pregavano e cantavano, compiendo gesti e passi in perfetta sintonia, sorvegliati da un gigantesco globo blu, raffigurante l'occhio di Dio. Una visita molto, molto particolare e gradita. Il giorno dopo è dedicato al fiume Mekong, immenso. Arriviamo al floating market, il mercato galleggiante di frutta, verdura e pesce e poi ci infiliamo in un canale secondario. A sorpresa ci fanno salire su piccole barche a remi (sampan) e percorriamo un canale fangoso, cercando di stare praticamente immobili per non rovesciarci. La méta è una "trattoria" nella giungla, in mezzo a fiori e bonsai, dove ci servono pesce e frutta squisiti. Siamo arrivati all'ultimo giorno e visitiamo Saigon : la Cattedrale cattolica, il brulicante mercato cinese, la Pagoda Jac Lam, il Palazzo della Riunificazione e il Museo dei Crimini di guerra. Particolarmente emozionante è stata la visita al padiglione denominato "Requiem", con le fotografie scattate dai reporters americani morti in guerra, immagini terribili e sconvolgenti. Siamo pronti per il rientro, con tante immagini negli occhi e nel cuore, con la voglia di approfondire la storia dei paesi visitati e, perché no, di ritornare in Vietnam, partendo dal Nord. Il successo di un viaggio dipende da tanti fattori; in questo caso l'organizzazione ha funzionato complessivamente molto bene, grazie a Stefano, a Vincenzo, a Caterina, alla Pro Loco. Anche noi "viaggiatori" siamo stati bravi, puntuali, disponibili a superare qualche inevitabile contrattempo, con lo spirito di chi vuole scoprire qualcosa di nuovo, divertendosi.

Discovering India


di Teresio Santagostino
foto Davide Cattaneo


Era appena tornato e stava ancora faticosamente tentando di ricomporre le idee (oltre che di trovare un posto per tutto quello che aveva comprato) e già veniva tempestato di domande "E allora ? Come è l'India ?". Non voleva dare le solite, banali risposte d'uso "Bella, interessante". Non voleva, meglio non poteva. Perché l'India, quel posto dove era andato attirato più che altro dalla magia del nome, una volta arrivato là, gli si era svelata carica di sorprese imprevedibili, di sensazioni inaspettate, di colori non immaginati. E così aveva scoperto che l'India è qualcosa di più di un Paese bello e interessante. Qualcosa di molto di più. Ma cosa di più? Aveva la tentazione di rispondere per contrapposizioni, con dei "non". Se penso all'India - rifletteva - la Milano-Bergamo "non" è trafficata, Milano "non" è inquinata, le nostre piazze "non" sono piene di rumori. Gli altri non capivano; ma lui sì, lui che aveva camminato per le vie di Delhi in quell'incredibile caos di auto, di risciò, di moto; lui che era entrato in quei bazar vocianti; lui che aveva ancora negli occhi la nebbia azzurrina di quella città in cui era arrivato al tramonto, solo che non era nebbia, era altro e molti avevano la mascherina sul viso. Insomma stava scoprendo (mentre metabolizzava l'India) che qui le parole hanno un significato e laggiù un altro e che quindi - concludeva - per conoscere l'India bisogna proprio andarci. Puoi leggere Terzani e vedere documentari, ma non avrai mai quelle emozioni che ti dà l'esserci stato. Così lui si accorgeva che lo slogan ufficiale DISCOVERING INDIA del 2007 "Incredible India" una volta tanto rispecchiava la realtà. L'India, un incredibile mondo di rumori e di colori, di inflazione umana, di strade dissestate e di immagini di bellezza. Durante l'interminabile volo di ritorno, nell'aereo oscurato per la notte, a 10.000 metri di quota, anche lui aveva chiuso gli occhi, ma non dormiva: i ricordi si sovrapponevano gli uni agli altri.... quel grande parallelepipedo nero dove Gandhi era stato cremato e le sue ultime parole incise nel granito "Oh Rahma" (o Dio!): lì era nata l'India di oggi; lo stupendo ricamo in pietra dei palazzi dei Maharajà: l'India di ieri; la pura bellezza del Taj Mahal: l'India di sempre. Quando era arrivato lì, in uno dei posti più belli del mondo, e aveva visto quell'immensa costruzione bianca stagliarsi su un paesaggio di verde e di acque ("Piantate alberi e cercate l'acqua" aveva detto Maometto), si era staccato dal gruppo e aveva voluto restare solo perché la bellezza creata quattrocento anni fa dall'amore per una donna e dalla sapienza di un architetto entrasse nei suoi occhi e nel suo cuore. Sì, questa era l'India, quella che lui e la gente del suo gruppo avevano visto. Solo che ... Solo che forse aveva ragione la guida: in India bisognerebbe arrivare lentamente, magari in autobus: Turchia, Iraq, Iran, Pakistan: solo così si spalancherebbe veramente ai nostri occhi il subcontinente, il suo miliardo di abitanti, la sua babele linguistica, i suoi bazar e i suoi templi, le sue spezie e i suoi odori. E magari durante l'interminabile camminata di approccio leggere quella che è la sua Bibbia, la sua Iliade e Odissea, la sua Chanson de Roland, cioè il Ramayana che è, oltre che una meravigliosa storia d'amore tra il giovane e il bel Rama e la divina principessa Shita (con tutte le gioiose, terribili e magiche avventure connesse), anche e soprattutto la sua cultura di base. Le mamme lo raccontano ai figli, i teatranti itineranti lo rappresentano nei villaggi alla sera, viene continuamente riproposto alla TV, è il soggetto principe della cinematografia indiana. E' l'India insomma! Noi entriamo nei templi a piedi scalzi, comperiamo le miniature nei bazar, filmiamo le loro sculture, ma templi, cerimonie, figure - sia pure affascinanti - ci risultano incomprensibili (esattamente come la Cappella degli Scrovegni - pure ammaliante - è incomprensibile a un indù). Eppure "quella" è la loro vita. L'ultima sera il gruppo (nel tentativo .... vano! di svuotare i bazar!) era andato a Connaught Place, il centro di Delhi. Era pomeriggio avanzato. Entravamo e uscivamo da negozi e bazar. Osservavamo il traffico cittadino (e ormai ci sentivamo indiani anche noi). Insomma ormai tutto incominciava ad avere il sapore del deja vu, quando - Incredible India - qualcosa di nuovo stava avvenendo. Qua e là collane di fiori, qua e là lumini, qua e là dei mortaretti. Poi tutto si infittiva. Ora intere vie erano pavesate di luci, collane di fiori erano dovunque e fuochi artificiali disegnavano vulcani eruttanti scintille. Cosa stava avvenendo? Qualcuno disse che era una festa nazionale, qualcun altro che invece era il capodanno indù. Ma perché uomini e donne sembravano avere un volto nuovo? Perché i bambini correvano felici? Perché negli atri degli alberghi gente accendeva lumini? Poi finalmente abbiamo saputo. Era incominciata la festa del "Diwali". Il dio Shiva aveva vinto la sua battaglia contro il demonio ed era ritornato sulla terra e tutta la città, tutta l'India da Delhi a Calcutta, da Bombay a Madras festeggiava col dio. Era la Festa della Luce! Sono stato quattordici giorni in India: ho visto palazzi e strade, monumenti e traffico. Ma quella sera mi incantai sul marciapiede: una donna che vendeva come unica mercanzia alcuni limoni, aveva - sul marciapiede - creato un piccolo cerchio di luci. Attorno a lei impazziva la festa, le vie e le case sfolgoravano di luci, il traffico se possibile era ancora più convulso. E lei, quella donna coi suoi pochi limoni, coi suoi lumini che di tanto in tanto il vento spegneva e che lei riaccendeva era, al pari degli altri, autrice e partecipe della Festa della Luce, lei e un miliardo di altri come lei. Questa è l'India dove nell'ottobre - novembre 2007 la Pro Loco ha portato sessanta persone. Questa è l'India che chi ci è andato ora porta nel cuore.


Nel paese del gotico, del Gral e di Re Artù.


di Gian Mario Cattaneo
foto Davide Cattaneo


Eccoci, ancora una volta, a raccontare le impressioni, le sensazioni ed i ricordi di un gruppo organizzato dalla nostra Pro Loco, con la consueta, puntuale collaborazione di Coima Viaggi. Il tema "In Cornovaglia alla ricerca del Graal" era di indubbio fascino, anche se abbastanza riduttivo a fronte della molteplicità degli aspetti che, nella realtà, si sono intrecciati e sovrapposti. Il viaggio ci ha portati a risalire la Francia, toccando Nancy, elegante nelle sue architetture settecentesche e Reims, con la Cattedrale gotica dalle meravigliose sculture e vetrate, per tredici secoli insuperabile cornice per le incoronazioni dei re di Francia. E poi ancora su, Calais, la Manica e Dover, con l'immancabile "topos" delle "bianche scogliere", in verità piuttosto ingrigite. Ed eccoci finalmente in Inghilterra, con il suo ondulato paesaggio così profondamente appagante, con le morbide colline del Kent o del West Country, ed i cieli alti e rapidamente mutevoli e i cottages dai solidi muri di mattoni ed i tetti di paglia a larghi spioventi ed i piccoli villaggi sparsi e le chiese con gli squadrati campanili decorati da merlature e guglie e le dimore signorili cinte da eleganti giardini. E poi la collana delle splendide cattedrali gotico-normanne: Canterbury, dalle svettanti colonne e dalle volte a ventaglio, magica nella luce pomeridiana; Winchester, dal particolare stile romanico-gotico, richiamo dei tempi in cui la città fu antica capitale dell'Inghilterra sassone; Salisbury, solitaria nel recinto sacro della Close, con la sua splendida torre coronata dall'altissima ed elegantissima guglia ottagonale; Wells, caposaldo della storia dell'architettura in perfetto equilibrio di stili; Exeter e, alla fine, Chichester, dall'armonioso interno, splendido esempio di transizione dallo stile normanno al gotico primitivo inglese. Il nostro viaggio ci ha portato poi nei luoghi intrecciati alle antiche leggende di re Artù, dalle rovine dell'Abbazia di Glastonbury, mitico punto di arrivo dalla Palestina di Giuseppe d'Arimatea recante il santo Graal e leggendario luogo di sepoltura di Artù, a Tintagel, altrettanto leggendario luogo di nascita del re con le fortificazioni a picco sulle scogliere del mare Celtico, indimenticabile panorama in un mattino di vento e burrasca. E poi luoghi di storia e preistoria, dalla romana Bath al misterioso anello megalitico di Stonehenge, forse connesso a remoti ed arcani culti solari, magico nella luce del crepuscolo, sotto un cielo cangiante dal tempestoso al sereno, striato dall'arcobaleno. E poi le coste alte e frastagliate dell'Atlantico, con scogliere di serpentino verde e ruggine, grandiose ed impressionanti in opposizione a frangenti ribollenti, da Land's End a Lizard Point e le lunghe spiagge, improvvise tra le pareti di roccia,con antichi e vivaci villaggi come Newquay e Penzance e Saint Ives. A tutto questo ci ha portato il nostro viaggio in terra d'Inghilterra, prima di riprendere la via del ritorno da Dover, Calais e la Francia, con l'ultima affascinante visione della cattedrale di Metz, alta sulla Mosella, promessa di nuovi percorsi e viaggi alla scoperta della nostra splendida Europa.


Lapponia,Capo Nord e isole Lofoten.

di Luisa Morani


foto Davide CattaneoCiao a tutti, voglio raccontarvi la mia seconda esperienza con "quelli" della pro loco, sì perché ci sono "quelli di Grog", "quelli che", "i quelli" e "quelli della pro loco". Cercherò di trasmettervi ciò che i miei occhi hanno visto, attraverso le emozioni, la bellezza dei posti, le notti bianche, il sole di mezzanotte, le verdi vallate, le cascate, i villaggi dei pescatori, le pittoresche cattedrali di legno, le rocce a picco sul mare e ancora di più..............OSLO con la Karl Johans Gate, da sempre primaria strada per i norvegesi, fatta per lo shopping e passeggiate, affollata di gente, salotto di Oslo, strade chiuse al traffico che consentono di dare un occhiata ai negozi in tutta tranquillità. Il tessuto urbano non è storicamente significativo, ci sono alcuni edifici importanti: il parlamento, il teatro nazionale e il maestoso palazzo reale, il molo di Aker con ristoranti all'aperto e l'Aker Brygge un quartiere commerciale con innumerevoli negozi, una città moderna, come non mi capitava di vederne da tanto. Sono rimasta colpita dal parco di VIGELAND, che si trova in un area all'interno del FROGNE PARKEN di Oslo, enormi statue rappresentanti donne, bambini, vecchi di un espressività e di un realismo congelati nella pietra. Sbarchiamo a Helsinki e facciamo i primi passi in un caratteristico mercato con bancarelle di pesce freschissimo, che tentazione come non approfittarne? Mi sono fatta il mio primo spuntino a base di salmone e pesciolini. (Slurp Slurp) Io però sono impaziente di arrivare a CapoNord in cima al mondo, per godermi lo spettacolo del sole di mezzanotte Eccomi, sono arrivata. La temperatura è ideale, c'è vento ma non fa freddo, il cielo è colorato di tinte che vanno dal rosa all'azzurro, con un contorno di nuvole che hanno delle forme stranissime. A mezzanotte il sole sembra toccare il mare, poi inizia a risalire, uno spettacolo! Viene voglia "HURRTTRRIIGRRUUUUUUTTEEEEEEEEN" di non venire più via, ma devo riprendete la strada del ritorno per l'albergo. Mentre scendo rimango incantata da ciò che si presenta ai miei occhi curva dopo curva. E difficile spiegare con le parole cosa si prova, ho cercato di osservare per ricordare il più a lungo possibile questa emozione. Ma eccomi arrivata a quel gioiellino che sono le isole Lofoten, sembrano uscite da un libro di fiabe. Sono a Svolvear la capitale e immediatamente mi sento investita da un odore intrinseco di pesce e di natura......le Lofoten un arcipelago di pescatori con le loro casette rosse (le rorbu), un tempo alloggi di fortuna per i pescatori che partecipavano alla grande pesca stagionale. Oggi invece sono diventate centri accoglienti per i viaggiatori. I paesi nordici, popoli sempre ben organizzati, hanno l'essenziale, sensibili alle problematiche sociali e ambientali ma anche paesi di parecchie salassate economiche. E che dire dei miei compagni di viaggio: la grande famiglia della pro-loco, gente simpatica con cui ho condiviso 9 giorni di "fatica": dalla sveglia impietosa del mattino, alla pipì stop, dal caffè al cappuccino galeotto di Sergio e Angela G. Sicchè, i momenti di monotonia che si possono creare su un pullman che deve coprire distanze considerevoli sono stati riempiti da tre SitCom, i cui episodi si alternavano in continuazione. La prima: Il coltellino svizzero, la seconda: le fidanzate......attuali......tradite ecc ecc non posso dire di più, la terza: Mister Sudoku. Il regista di tutto questo è LUI, il Mega Presidente, che con i suoi scherzi, le sue richieste, i suoi racconti e i suoi battibecchi con M.R. Sudoku, ma anche con le sue attenzioni (poche in realtà) ci ha reso il viaggio molto più leggero. Paesaggi stupendi e sconfinati, ambiente incontaminato, panorami suggestivi, spero di aver assolto il mio compito, ma la Norvegia è molto molto di più. Un unico rimpianto: la pesca alle Lofoten e gli avvistamenti immaginari. Ugo... Ugo... Ugo... I prolochini sono davvero compagni di viaggio che contribuiscono a rendere unica l'esperienza del viaggio. Bacetti a tutti


Berlino sulle tracce di Lutero.

di Luisa Morani
foto Davide Cattaneo


"Una neofita al seguito della Pro Loco", così si potrebbe definire questa mia prima avventura insieme ai veterani dei "viaggi culturali". Dopo un'iniziale preoccupazione (mi troverò bene? Mi piacerà?... Tutte queste ore di pullman... chissà...), mi sono trovata come se fossi in famiglia. C'erano proprio tutti: il dottore, l'infermiera, la maestra, il bancario, l'ingegnere e perfino la Reverenda Madre (il solito PIETRO che non ci ha fatto mai mancare la sollecitudine delle sue attenzioni e le definizioni sempre puntuali). Che cosa ho apprezzato di più? A parte la compagnia che meriterebbe un articolo a parte, la Sassonia e la Turingia che testimoniano quanto il popolo tedesco abbia a cuore l'ambiente (descrizioncina: dal pullman ho visto cervi, scoiattoli ed una distesa di verde spezzata da piste ciclabili), ma più di tutti mi ha colpito il borgo medioevale di Quedlinburg; pulitissimo, accogliente e caratterizzato da coloratissime case che alla pietra alternano centenarie travi di legno. Ma eccoci finalmente a Berlino, una delle capitali più giovani d'Europa. Mi rivedo con i miei compagni d'avventura sull'aristocratico viale Unter Den Linden, illuminato dai colori cangianti dei neon, che collega la porta di Brandeburgo allo Schlossbruck: quante risate, ma anche quanta storia e quanta cultura. Tutto a Berlino è in continua evoluzione: l'architettura che ha arricchito una città distrutta dalla guerra (le bombe del '45 hanno lasciato il segno), le gallerie sfarzose, le pinacoteche con esposti i capolavori dei più celebri artisti mondiali... La vecchia Berlino, ricordata per il suo Muro è senza dubbio oggi una città avveniristica ed elegante che offre ai visitatori un'immagine di sé proiettata verso il futuro. Tutti segnali di una non sempre facile ripresa economica che la rendono avveduta ed affascinante. Un altro fiore all'occhiello, o per lo meno, per me lo è stato, è il Sony Center in Potsdamer Platz (una modernissima struttura adibita a galleria commerciale) che con la spettacolare geometria delle sue forme, la particolarità dei materiali utilizzati e una sorprendente cupola che cambia colore ha il potere di risvegliare quello stupore fanciullino che sonnecchia in ognuno di noi. Magnifico anche l'edificio del Reichstag, la sede del parlamento. Cosa dire ancora? Sono rimasta piacevolmente stupita dalla tecnologia (nell'accezione più ampia e positiva del termine) che sembra aleggiare ovunque; tutto mi è sembrato pensato "in grande"... Non so, l'impressione che mi ha seguita sino a Magenta è quella di una Berlino come un laboratorio a cielo aperto; un cantiere, dal sovrastante e meraviglioso cielo blu, di modernità ed avanguardia. E' stata un'esperienza interessante sotto il profilo culturale, ma anche dal punto di vista personale. Mi complimento con l'organizzazione, attenta e precisa, tappe ben studiate, alloggi di qualità, cibo ottimo, birra a volontà... A completare l'idillio è stato anche il tempo che ci ha regalato cinque giorni di sole. Da ultimo, ma non per ultimo, ringrazio tutti i miei compagni di viaggio per l'accoglienza che mi hanno riservato, augurandomi di poter fare altri stupendi viaggi in loro compagnia.


Santiago di Compostela.


di Valeria Mumelter
foto Davide Cattaneo


Ora che siamo tornati, possiamo tirare le somme di questo viaggio intenso e coinvolgente. Come sempre organizzato da Coima Viaggi e studiato per le nostre esigenze dall'amico Zaffaroni, il percorso ci ha fatto attraversare regioni e territori nei quali punte d'intensa spiritualità hanno accompagnato le splendide architetture di monumenti e di città. Sarà difficile dimenticare le mura di Carcassonne e di Avila, la serenità medioevale di Santillana, le cattedrali, i palazzi e i castelli di Salamanca, Segovia e Burgos e su tutte, la città di Santiago di Compostela con la sua cattedrale slanciata ed insieme barocca, simbolo d'intensa tensione spirituale e di ricchezza di fede. Poi, alla fine del viaggio, Lourdes, tanto impregnata di speranza e di dolore nell'esplanade della cattedrale e nella grotta dell'apparizione. E la processione serale, con una grande moltitudine di gente silenziosa e concentrata nella preghiera, Il gruppo PRO LOCO a Segovia Questo fintanto che i figli sono alle medie. Poi (vedi caso precedente) i figli si intruppano e i genitori si ritrovano soli come quando erano sposini e ricominciano i giorni di "vacanze, che passione!" (da "patire", soffrire). Entrano nelle agenzie, sfogliano cataloghi, vengono ammaliati da un' infinità di proposte. Non c'è posto che non sia affascinante, non c'è meta che non sia unica. Etiopia: "un itinerario di eccezionale interesse storico-paesaggistico"; Messico "Sulle orme di Cortes". La Namibia è "stupefacente"; l'Argentina è "una emozione unica". Ormai Egitto e Messico sono "out"; come appartiene al "deja vu" il Kenja con le sue spiagge abbacinanti sotto il sole dell'Equatore, per non parlare della Giordania con la sua ormai "solita" Petra. Sono invece "in" il Tibet, la Groenlandia e l'isola di Pasqua. Discutono la sera marito e moglie - sommersi da chili di cataloghi - tengono presenti anche le scelte della cugina Eleonora e della vicina di casa, la signora Cunegonda (che nome!). Vacanza significa andare, ma soprattutto stupire; vacanza significa durante un viaggio in Kazakistan buttare lì distrattamente "Certo che l' Yemen... Lei dovrebbe vedere Sanaa.... Ah, c'è stato anche Lei?". Vacanze, tempo di passione (da "patire", soffrire). Vacanze.... e poi la moglie - era andata in cucina a preparare il caffè serale torna e scopre il marito che contempla trasognato una vecchia foto. Lui, il marito, è lì fissato per l'eternità in una foto ormai ingiallita; è un bambino dai lineamenti ancora infantili, un paio di braghette, a dorso nudo con un buffo cappellino in testa. Sul retro un nome: "Colonia elioterapica al Ticino" e una data: 1950. Tempi beati in cui la povera Italia uscita a pezzi dalla guerra, non aveva né la Torpedo, né i cataloghi e ai suoi bambini non poteva offrire altro che le spiagge sassose di un fiume ancora limpido e quelle tre settimane all'aria aperta nei boschi del nostro fiume erano vacanze da sognare prima e da ricordare poi quando, ripresa la scuola, la maestra dettava il tema: "Un bel ricordo delle mie vacanze" e allora il bambino (non ancora uomo, non ancora marito, non ancora ricco) intingeva la penna nel calamaio e cominciava a scrivere "Io sono andato al Ticino in colonia e "me" (parola difficile, c'è l'accento e l'apostrofo) e "me" piaciuto tanto". Teresio Santagostino evidente contrasto con il mondo di oggi dove tutto viene urlato e dove il chiasso soffoca ogni minimo desiderio di spiritualità e di riflessione. La mia impressione è che tutti i partecipanti, alla fine del viaggio, siano rientrati a Magenta stanchi ma intimamente molto più ricchi e soddisfatti, pronti a ripetere presto insieme una nuova esperienza.