San Rocco

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San Rocco

La Chiesa di San Rocco

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Via San

20013 Magenta (MI)

+39 029798342

 


La sua origine risale alla seconda meta XV secolo, periodo in cui in Italia si diffonde il culto dei SS. Rocco e Sebastiano, protettori contro la peste. Il primo documento che ne riporta l'esistenza, comunque, è datato 27 agosto 1524 ed è il testamento del nobile Antonio Capelli di Chieri, il quale lascia a questa Chie­sa parte delle sue sostanze. E' del XVI secolo la prima descrizione sommaria del­l'edificio, che viene chia­mato Oratorio e del quale si dice che è stato eretto dalla devozione degli uo­mini; in esso gli abitanti del luogo fanno celebrare ogni giorno la S. Messa. La Chiesa, dunque, essendo di fondazione popolare,non possiede alcun reddito ed è so­stenuta solo dal­la spontanea ini­ziativa dei fe­deli. In essa, a partire dal 1571, viene eretta la Scuola dei Disciplinati, intitolata al SS. Sacra­mento e fondata dallo stesso S. Carlo Bor­romeo , la quale, av­valendosi di elemo­sine e di contributi straordinari, deve ot­temperare alle neces­sità della Chiesa. E' importante notare come questo edificio sacro abbia avuto, durante tutto il suo corso storico, una evoluzione molto diversa da quella delle altre Chiese del Magentino. Innazitutto essa non possede­va redditi, legati e cappellanie varie e questo, se la rendeva sicuramente più vicina alla po­polazione contadina che al ceto nobiliare, gli impediva, però, di avere quelle sovvenzioni si­cure e regolari che avrebbero permesso una manutenzione costante ed accurata. Da pic­colo Oratorio campestre rivolto ad Oriente, quale era agli inizi del XVI secolo, l'edificio, alla fine del 1500, soprattutto dopo la realiz­zazione delle disposizioni di S. Carlo, si in­grandisce e su-bisce delle trasformazioni, in quanto alla costruzione originaria, identifica­bile con l'attuale presbiterio, si aggiunge un corpo, suddiviso in tre navate; in seguito a ta-i cambiamenti l'edificio risulta orientato a Mezzogiorno. Durante tutto il XVII secolo si continua l'opera di abbellimento della Chiesa stessa, che comporta necessariamente conti­nue modifiche interne. Nel 1706, in seguito alla Visita di Monsignor Mario Corradi, si ha l'elencazione degli altari che si trovano in S. Rocco: l'altare Maggiore e gli altari laterali della Beata Vergine Maria dei Miracoli, di S. Giovanni Battista e di S. Se­bastiano. Nella stessa Visita si descrive anche il terzo corpo aggiunto all'edificio; questo consiste in un nuovo coro a semicerchio, si­tuato dietro l'altare Maggiore e destinato, come il precedente, alla recitazione festiva degli Uffici; si può ipotizzare che tale ulterio­re ampliamento si sia reso necessario non so­lo per adeguare l'edificio ai canoni architet­tonici allora vigenti, ma anche per aumentar­ne la capienza, in quanto la Confraternita du­rante il XVIII secolo vede un costante incre­mento dei propri adepti. Nel 1720 viene benedetto un quinto altare, dedicate alla SS. Trinità, che rende simmetri­ca la sistemazione interna dell'Oratorio, il quale presenta un altare Maggiore rivolto a Sud, due altari laterali posti ad Oriente ed al­tri due ad Occidente. Nel 1758 viene sman­tellato il vecchio altare Maggiore ed al suo posto viene collocato un nuovo altare di stile barocco, che, per le sue decorazioni in marmi policromi e per i due porta lini che lo affian­cano lateralmente, è considerato unico in Lombardia. Nel 1772 viene realizzata la cappelletta dei morti, dove vengono traslate le salme che riposavano nel cimitero adiacente alla Chiesa. Non si ha notizia di altre evolu­zioni fino alla dominazione austriaca, duran­te la quale l'edificio viene adibito a ricovero per i militari di passaggio. In seguito alla sop­pressione della Confraternita dei Disciplinati, avvenuta alla fine del XIX secolo, l'ammini­strazione della Chiesa passa alla Parrocchia di S.Martino. Da questo momento S. Rocco di­viene Chiesa sussidiaria della Parrocchiale e viene usata solo sporadicamente; questa per­dita d'importanza coincide con il suo lento declino. Negli anni 1950-1955 Monsignor Crespi promuove un restauro sommario della Chiesa, ma è solo dopo il Concilio Ecumenico Vaticano II, il quale auspica un'azione pasto­rale maggiormente calata nelle realtà locali, che si decide una sua radicale ristrutturazio­ne, affinché possa essere utilizzata per le esi­genze del quartiere nel quale si trova; nel 1978, perciò, don Giuseppe Locatelli commis­siona all'architetto Ernesto Puricelli il restau­ro completo dell'edificio sacro. Volendo, a questo punto, descrivere la Chiesa così come si presenta oggi, si deve premettere che i continui cambiamenti in essa operati ne ren­dono difficile una precisa lettura architetto­nica, in quanto hanno dato luogo a parti con caratteristiche molto dissimili tra di loro. La facciata dell'edificio sacro, orizzontalmente disposta su due ordini e conclusa da un tim­pano, è ripartita verticalmente in tre parti da lesene di ordine toscano, conformemente al­la regola che vuole i fronti delle chiese in nu­mero dispari con l'ingresso principale al cen­tro; davanti ad essa vi è un protiro, aggiunto successivamente, e nella parte superiore si trova una monofora che illu­mina la navata. Due piccoli obe­lischi, infine, ornano la parte su­periore dei due estremi laterali della facciata, che risale alla fine del XVI secolo; i raccordi del tim­pano, la parte sottostante ad es­so ed i due obelischi possono dir­si, invece, barocchi. L'interno, a navata unica, presenta ancor maggiori difformità architettoni­che; infatti, la cappella dell'alta­re Maggiore ed il coro non hanno nulla in comune con il corpo del­la Chiesa, anche per quanto ri­guarda la proporzione tra le loro misure. La navata è coperta da una volta a botte, suddi­visa in tre campate, e presenta due cappelle per lato, nelle quali vi sono alcune tele sette­centesche di ottima fattura, raffiguranti la SS. Trinità, la Vergine con S. Chiara, S. Cateri­na e S. Giovanni Battista, l'Addolorata e S. Sebastiano. Al di là dell'arco trionfale c'e il presbiterio,di forma molto allungata, con un altare di recente fabbricazione ed un altro al­tare tardo-barocco, che delimita il coro posto nell'abside. Sulle pareti del presbiterio vi so­no due tele, aventi come soggetto l'una, di ispirazione procaccinesca, la Sacra Famiglia con i SS. Rocco, Carlo e Francesco, e l'altra l'Investitura di un Sacerdote. Il campanile, ubicato sul lato Est della Chiesa ed iniziato nel XVI secolo, presenta dei rifacimenti nella parte superiore, presumibilmente risalenti al XVIII secolo. Una nota di particolare attenzio­ne merita l'organo, posto nella cantoria sopra la porta principale, pregevole opera della bot­tega del magentino Gaetano Prestinari, che porta la data del 18 novembre 1878, scritta a matita su una tavoletta della secreta. E' racchiuso in una semplice, ma elegante, cas­sa con lesene e dorature, che ne fanno risal­tare la facciata, composta di venticinque canne disposte a cuspide, con ali laterali. La disposizione fonica prescelta è quella carat­teristica della seconda meta dell'800, con qualche concessione al gusto imitativo degli strumenti d'orchestra. Nel 1978/79, con la si­stemazione dell'edificio, si è provveduto an­che al restauro completo di questo splendido strumento e di alcune tele, precedentemente giacenti nei depositi della Fabbriceria, proba­bilmente provenienti dall'antica Prepositurale e dalle altre Chiese minori andate distrutte. Tra esse se ne segnalano due, risalenti al '500, che raffigurano la Madonna tra gli Angeli e la Crocefissione, altre due del '600, che rappre­sentano le Nozze di Cana e la Madonna con S. Domenico ed alcune sette-centesche aven­ti come soggetto l'Adorazione dei Magi, San­ta Maddalena de' Pazzi e l'Angelo Custode. S* segnala, infine, la presenza in S. Rocco della serie completa delle ventiquattro insegne processionali del Venerdì Santo, in legno di­pinto, risalenti al 1700.

I Misteri (insegne processionali)

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Non tutti i magentini sono a conoscenza del­l'importanza storica che rivestono le venti­quattro insegne processionali del XVIII sec, custodite nella Chiesa di S. Rocco, popolar­mente chiamate i "Misteri". E solo pochi san­no che la loro completa conservazione rap­presenta quasi un fatto unico in Italia. Infat­ti il destino di questi oggetti, ritenuti in alcu­ni casi troppo legati alla superstizione popo­lare più che alla fede, ha spesso seguito la sorte delle Confraternite, ormai da tempo soppresse, a cui erano affidate in custodia. Oggetti popolari di culto, ancora oggi portati in processione per le vie della città il giorno del Venerdì Santo, i "Misteri" affondano le lo­ro radici nell'antico dramma liturgico di ma­trice nordica. Il gallo, il dado, le vesti, la can­na con la spugna imbevuta di fiele erano rac­conto per gli analfabeti, simboli di richiamo alle sacre rappresentazioni medioevali, quan­do il personaggio di Cristo sfilava tra la folla urlante e piangente di dolore. La funzione simbolico-rappresentativa di queste insegne processionali, con simbolo e cartiglio, è stata assunta, a partire dalla se­conda metà dell'Ottocento, dalle immagini pittoriche o scultoree, che, stabilmente collo­cate all'interno delle chiese, ripercorrono i momenti (stazioni) più significativi della Via della Croce (Via Crucis). L'attuale Via Crucis mira a ricreare l'ambientazione storica degli ultimi giorni della vita di Cristo e della sua Ri­surrezione, fissandone i 14 episodi, ritenuti più importanti, con immagini particolareg­giate, così da guidare il fedele, quasi pren­dendolo per mano ,verso la comprensione del sacrificio divino. I "Misteri" invece, mediante l'uso di una simbologia elementare, riesconc ad evocare nella mente dei fedeli, in mode più diretto ed immediato, il profondo signifi­cato teologico insito in ogni gesto e avveni­mento della Passione.

 

Tratto integralmente da "MAGENTA Ritratto di una Città"

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