Le Marcite

banner testata5

Menu

Le Marcite

Le Marcite

 lemarcite


L'origine del termine "marcita" ha sempre suscitato qualche dubbio; risulta frequente l'uso del termine come voce verbale "far marcire i prati" e come aggettivo "prato marcitorio". La loro ubicazione doveva necessariamente essere discosta dai centri abitati, dopo che la legge napoleonica del 1809 aveva stabilito che per i comuni di seconda classe, come appunto Magenta, la distanza minima tra terreni con ristagno d'acqua e abitazioni civili, dovesse essere di almeno due chilometri. Era una tecnica d'avanguardia, assai redditizia rispetto al già ben produttivo prato tradizionale, e comportava quindi regole precise e tassative. L'impianto era molto laborioso: il principio basilare era che l'acqua, scorrendo sul prato senza sosta, e impedendo il congelamento della cottica, consentiva la vegetazione invernale dell'erba. Con tale coltura il campo veniva sarchiato spesso e le erbe nocive erano distolte. Altre arature dovevano essere compiute prima dell'inverno e in gennaio, per evitare che il fondo si indurisse troppo. Nei mesi più freddi, periodo in cui il contadino era meno impegnato, sotto la direzione del camparo si procedeva allo scavo del fossato maggiore, cui seguivano diverse arature ed erpicature, tutte con lo scopo e l'attenzione di rovesciare la terra nella direzione dei paletti piantati sulla linea delle future roggette. La regolazione delle acque avveniva tramite chiuse disposte a 30-40 braccia una dall'altra; ogni chiusa doveva essere provvista di un pertugio (bocchetta) in modo che l'acqua, non trovando agevole passaggio, tracimasse in parte, allagando il campo; a tal fine le bocchette andavano rimpicciolendosi man mano che il fosso adacquatore si inoltrava nel campo. Esso doveva terminare prima del fosso colatore, ovvero della "cavedagna" (la parte terminale del terreno), lasciando lo spazio necessario al passaggio di un carro. Preparato il fondo, si spargeva l'avena, indi la loyessa e il trifoglio. Lo spianamento col "borlone" concludeva le operazioni. Non tutte le acque erano poi uguali: quelle di fontanile, rispetto a quelle del Naviglio, erano ritenute magre e scarse di sostanze fecondatrici, poichè spogliate dalle sostanze benefiche prima di sgorgare dal sottosuolo, nel passaggio attraverso molti strati di terre sabbiose. Freddissime d'estate, non essendo riscaldate dal sole, erano considerate poco adatte per quella stagione; lo erano invece d'inverno, poichè la loro temperatura, grazie alla profondità delle sorgenti, non risentiva del clima rigido.

Le Immagini

Pagina in costruzione