Il Parco del Ticino

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Il Parco del Ticino

Il Parco del Ticino

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Via Isonzo, 1

20013 Pontevecchi diMagenta (MI)

www.parcoticino.it

http://parcoticino.eguide.it

 

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integralmente tratto da http://parcoticino.eguide.it



L'importanza del Ticino e della sua valle è stata riconosciuta a livello internazionale con l'inserimento nel 2002 nella Rete Mondiale delle Riserve della Biosfera, nell'ambito del programma MAB (Man and Biosphere) dell'UNESCO. Questo titolo è riservato ad aree interessanti dal punto di vista ambientale, tutelate con modalità gestionali che coniugano la tutela ecologica con la tutela e lo sviluppo economico, culturale e sociale. 

La Valle dei Ticino è la più importante ed estesa fra le aree naturali residue dell'intera Pianura Padana. Sin dall'antichità, per le particolari condizioni geomorfologiche, il suo territorio è stato abbondantemente sfruttato e oggi è una delle valli maggiormente antropizzate e di grande sviluppo urbano e industriale. Ciononostante questa porzione di terra, che negli anni Settanta è divenuto uno dei maggiori Parchi fluviali europei attraverso l'istituzione del Parco Lombardo della Valle dei Ticino (1974) e del Parco Naturale della Valle del Ticino (1978), resta ancora una delle aree più pregiate; sia per le varietà paesaggistiche, sia per la ricchezza degli ecosistemi presenti. Dal punto di vista ecologico e biogeografico, la Valle fluviale del Ticino costituisce uno straordinario corridoio biologico. La tutela di quest'area ha contribuito notevolmente alla conservazione attiva degli ambienti naturali e dei complessi e minacciati ecosistemi che la caratterizzano. Alla fine del 1999 viene approvata la candidatura dei due Parchi del Ticino (Complessivamente 97.000 ha di territorio) ad accedere alla rete mondiale delle riserve della biosfera del Programma MAB-Unesco. Sono seguiti tre anni di lavoro intenso per la presentazione del dossier di ammissione, contenente un programma ricco di progetti, iniziative, studi e ricerche. Nell'ottobre 2002 l'Unesco ha espresso il suo parere favorevole e i Parchi della Valle dei Ticino sono così entrati a far parte delle riserve della biosfera. Un riconoscimento che, oltre a gratificare quasi trent'anni di attività e a premiare la tenacia con cui i due Consorzi si sono adoperati per difendere un territorio continuamente sotto pressione, contribuisce, anche attraverso scambi di esperienze della rete mondiale, a mettere a punto modelli di gestione di aree naturali situate in regioni a forte urbanizzazione e industrializzazione, dove la domanda di territorio e di risorse è in forte contrasto con la conservazione del patrimonio genetico. Far parte delle riserve MAB significa rafforzare e perfezionare il modello di salvaguardia e di sviluppo già perseguito dai due Parchi del Ticino. Lo scopo della designazione, per l'impegno e il prestigio che ne derivano, è quello di coinvolgere maggiormente i gestori, gli amministratori e le popolazioni dei Parchi a calibrare un sistema economico bilanciato con la tutela degli ecosistemi, da quelli naturali a quelli semi-naturali di origine antropica e alla valorizzazione dei paesaggi ricchi di elementi storici e culturali.

Il Parco del Ticino
Il Parco del Ticino si estende, lungo il fiume omonimo, su due regioni: Piemonte e Lombardia e amministrativamente è composto da due enti: il piemontese Parco Naturale della Valle del Ticino e il Parco Lombardo della Valle del Ticino. Il Parco piemontese ha un'estensione limitata e interessa la sola fascia fluviale senza comprendere le aree urbanizzate, valorizzando perciò i soli elementi naturali. Il Parco lombardo, che si snoda dal Lago Maggiore fino al Po, comprende invece l'intero territorio di quarantasette comuni. Una scelta questa per estendere la competenza in termini di tutela e valorizzazione non solo sull'ambiente, ma anche su aspetti storici, archeologici, architettonici, agricoli presenti sul territorio, con un'opera di conservazione che ha anche l'obiettivo di non frenare le attività compatibili. Non si deve dimenticare che il Parco del Ticino occupa un'area vicinissima a Milano, popolata da circa mezzo milione di abitanti che vivono, si muovono e lavorano sul territorio. Da questo nasce un continuo confronto con l'attività umana e le sue componenti più importanti. Una sfida che il Parco raccoglie giornalmente attraverso un programma di gestione compatibile del territorio. La nuova legge del Parco è uno strumento che non si limita ad apporre dei vincoli, ma che, partendo dalla conoscenza dei dati ambientali di base, traccia una nuova filosofia nella politica di protezione del fiume e delle sue aree

Area MAB / Il Parco in cifre

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web site: UNESCO Biosphere Reserves
L'importanza del Ticino e della sua valle è stata riconosciuta a livello internazionale con l'inserimento nel 2002 nella Rete Mondiale delle Riserve della Biosfera, nell'ambito del programma MAB (Man and Biosphere) dell'UNESCO. Questo titolo è riservato ad aree interessanti dal punto di vista ambientale, tutelate con modalità gestionali che coniugano la tutela ecologica con la tutela e lo sviluppo economico, culturale e sociale.
I Comuni del Parco: Abbiategrasso, Arsago Seprio, Bereguardo, Bernate Ticino, Besate, Besnate, Boffalora Ticino, Borgo S.Siro, Carbonara Ticino, Cardano al Campo, Casorate Sempione, Cassinetta di Lugagnano, Cassolnovo, Castano Primo, Cuggiono, Ferno, Gallarate, Gambolò, Garlasco, Golasecca, Groppello Cairoli, Linarolo, Lonate Pozzolo, Magenta, Mezzanino, Morimondo, Motta Visconti, Nosate, Ozzero, Pavia, Robecchetto, Robecco S/Naviglio, Samarate, S.Martino Siccomario, Turbigo, Valle Salimbebne, Vanzaghello, Vergiate, Vigevano, Villanova d' Ardenghi, Vizzola Ticino, Zerbolò
Il "Parco del Ticino" si estende, lungo il fiume omonimo, su 2 Regioni: Piemonte e Lombardia.
Il Parco del Ticino Lombardo ha una superficie di 91.410 ettari, di cui: 22.249 a Parco Naturale e 69.161 a Parco Regionale e comprende l'intero territorio amministrativo dei 47 Comuni lombardi collocati lungo il tratto del fiume Ticino compreso tra il lago Maggiore e il fiume Po, nelle province di Varese, Milano e Pavia.
Il Parco del Ticino Piemontese comprende una superficie di 6.561 ettari a Parco Naturale (11 Comuni della provincia di Novara).
Fiume Ticino
Lunghezza totale (dal Passo della Novena, in Svizzera, alla confluenza con il Po): 248km
Il fiume Ticino nel Parco: da Sesto Calende (VA) al Ponte della Becca (PV): 110km
La biodiversità nel Parco
Specie viventi sinora censite: 4.932 (regno animale: 2.402 / regno vegetale: 1.144 / regno dei funghi: 1.386)
Vie Verdi
780km di percorsi ciclo-pedonali, di cui 122km di piste ciclabili

Centro Parco "La Fagiana"

lafagiana Via Isonzo, 1
20013 Pontevecchio di Magenta (MI)

www.parcoticino.it

 



La Riserva Naturale Orientata “La Fagiana” è forse il luogo che meglio si identifica con il Parco del Ticino, perché ha la magia di generare suggestioni che spingono ad approfondire la conoscenza delle altre bellezze naturali del Parco. Area naturalistica per eccellenza, è priva di tutti quegli aspetti storici, archeologici, artistici, religiosi che abbondano in ogni zona del territorio. Anche sotto l’aspetto naturalistico “La Fagiana”, non dà un’immagine completa di tutti gli ecosistemi racchiusi nel territorio del Parco. Tuttavia questa riserva orientata rimane, per molti aspetti, il punto più completo di approccio per il visitatore che arriva per la prima volta al Parco. Gruppi e scolaresche vi possono trovare condensate un gran numero di informazioni, non solo nei numerosi percorsi, ma soprattutto grazie ai pannelli didattici, alle esposizioni e alle bacheche che propongono schematicamente la realtà naturalistica del Parco. “La Fagiana” ha una lunga storia, legata prevalentemente alla caccia: è stata la villa al centro di una delle grandi tenute nate dalla cessione dei diritti di caccia ai privati, voluta da Vittorio Emanuele II. Nata come riserva di caccia, vasta 1574 ettari ed estesa per una lunghezza di più di dieci chilometri sulla sponda sinistra del Ticino, da Casate a Robecco, è divenuta una delle più importanti riserve della zona arricchendosi man mano di foresterie, costruzioni di servizio, camminamenti e opere idrauliche per alimentare lanche e stagni di sosta per le anitre. Al centro una lussuosa villa, frequentata da re e nobili “cacciatori”. “La Fagiana” era, all’inizio del secolo scorso, una delle più famose riserve di caccia della pianura lombarda. Gli eventi bellici, con la completa distruzione della villa principale, avvenuta il 4 gennaio 1945 nel corso di un raid aereo che aveva l’obiettivo di distruggere il ponte di Boffalora, ne hanno segnato il futuro, portandola ad un lento degrado. Nel 1974, con l’istituzione del Parco e la definitiva abolizione della caccia, cessò totalmente l’attività venatoria. La rinascita della tenuta avvenne a partire dal 1984 quando il Parco del Ticino acquistò gran parte dell’antica riserva per trasformarla gradualmente in un efficiente Centro visitatori. La tenuta si estende oggi su quasi 500 ettari, e altre aree sono in via di acquisizione, mentre numerose sono le iniziative che vi fanno capo. "La Fagiana" è dotata di un piccolo museo allestito con la consulenza scientifica del Museo di Scienze Naturali di Milano e una sala per convegni dotata di tutti gli impianti tecnici necessari a convegni e conferenze. Presso il Centro Visitatori, dove si possono ricevere informazioni sul Parco e sulla sentieristica, è allestita un'area di sosta con spazio verde, dotato di tavoli e panche e una sala destinata ad incubatoio ittico, realizzato nell'ambito di un progetto Life Natura coofinanziato dalla Direzione Generale Qualità dell'Ambiente della Regione Lombardia e dell'Unione Europea. La struttura, inaugurata nel 2004, è dedicata alla schiusa delle uova e allevamento degli avannotti, con particolare riguardo ai salmonidi e ciprinidi. Lungo uno degli itinerari, presso una vecchia casa di caccia, è stato allestito anche un piccolo Museo dedicato al bracconaggio. Tra i percorsi da segnalare quello dedicato ai non vedenti, che si snoda nei boschi della riserva per circa 1500 metri. Il percorso è attrezzato con indicazioni, segnali e descrizioni che permettono di riconoscere i principali alberi che costituiscono le varie cenosi forestali. Il territorio della riserva è utilizzato dal Parco anche per attività di reintroduzione di specie animali e vegetali. Due i recinti in cui vengono acclimate alcune specie: quello del capriolo, e il recinto del Progetto Lontra, dotato di feritoie per consentire al visitatore di sbirciare il timido animale senza arrecare disturbo. NELLA RISERVA LA FAGIANA E' VIETATO L'ACCESSO AI CANI, ANCHE AL GUINZAGLIO! Per quanto riguarda la flora, il Parco sta creando un arboreto, in prossimità del parcheggio antistante la riserva naturale, e un "Giardino dei frutti antichi", nel quale vengono reimpiantate specie fruttifere ricche di antichi profumi e sapori.  Anche il Centro Recupero Fauna Selvatica LIPU "La Fagiana", istituito nel 1998 da LIPU e Parco Lombardo della Valle del Ticino è compreso nella tenuta. E' un centro nazionale dotato di un ambulatorio attrezzato nel quale vengono curati gli animali selvatici in difficoltà rinvenuti nel territorio del Parco. Nei giorni festivi i visitatori hanno l'opportunità di visitare l'intera struttura e possono vedere, in apposite voliere, animali in cura o riabilitati. Gli edifici attorno al centro visitatori ospitano infine servizi tecnici di vigilanza del Parco: la sala operativa con un servizio di pronto intervento, garantito da guardaparco, guardie ecologiche volontarie e obiettori di coscienza in servizio presso l'Ente, e laboratorio officina per le attività di manutenzione delle infrastrutture della riserva naturale.

La Mappa

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Le Immagini

fotografie realizzate da Luciano Milan