Il Canale Villoresi

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Il Canale Villoresi

Il Canale Villoresi

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Uscendo dalla nostra città, in qualunque direzione si scelga di andare, possiamo osservare ancora oggi molte terre coltivate, con colori ed aspetti diversi a seconda delle stagioni, ma con un elemento comune: la presenza di una fitta rete di canali, per la maggior parte a cielo aperto e dall'andamento rettilineo, segnalati spesso alla nostra vista dall'abbondante alberatura che ne segue il corso, e che sostiene con le sue radici le prode dei fossi che altrimenti rischierebbero di sgretolarsi con gli anni. perchè rese ormai inutili o dalle scelte colturali della nuova agricoltura o dalle zone industriali che hanno occupato la terra delle antiche vigne. Molto è cambiato da quando, poco più di un secolo fa, a forza di braccia e di calcoli geometrici, ogni vigna del nostro territorio venne raggiunta dalla preziosa acqua proveniente dalle Alpi, convogliata fino a qui da chilometri di canali artificiali. Nei secoli precedenti la prosperità portata dall'irrigazione era stata beneficio di poche terre, quelle che la posizione favorevole della Vallata aveva reso irrigue grazie alla frequenza delle risorgive; d'altra parte il Naviglio, che a valle e a monte di Magenta veniva ampiamente sfruttato per uso agricolo, qui era praticamente inservibile, perchè incassato rispetto al livello del terreno alla sua sinistra, e viceversa troppo elevato per le terre della Vallata. Così la coltura tipica delle vigne magentine era sempre stata quella cerealicola, sapientemente accostata all'uva ed ai gelsi vera ricchezza di un'agricoltura altrimenti di scarso livello. Il mais, coltivazione che necessita di acqua nella stagione più calda, era presente solo ad uso esclusivo dell'alimentazione contadina, perchè, in mancanza di una stagione propizia, la resa e la qualità erano assai scarse, e quindi ne precludevano la commercializzazione. Per ovviare a ciò l'ingegner Eugenio Villoresi, affiancato dal collega Luigi Meraviglia, concepì un progetto che prevedeva lo sfruttamento congiunto delle acque dei laghi Maggiore e di Lugano, per poter disporre di una quantità d'acqua sufficiente a sostenere l'efficiente irrigazione di tutta la zona compresa tra ll Naviglio, il Ticino e l'Adda. Nel 1866 la provincia di Milano stanziò, a fondo perduto, l'ingente somma di cinque milioni di lire in vista dell'esecuzione del progetto, mentre lo stato italiano dopo diversi esami si decise ad emanare il decreto di concessione il 30 gennaio 1868, accordando ai due ingegneri la facoltà di derivare le acque a scopo di irrigazione, navigazione e forza motrice. Il progetto si potè avviare nell 1882, a 14 anni dall'approvazione del primitivo progetto. A partire dal 1886 anche nelle campagne di Magenta cominciarono ad essere individuati i tracciati dei nuovi canali secondari e terziari, e col 1890 la rete irrigua potè dirsi completata. I primi anni di attività del Villoresi non furono di grande successo ed anche tra i fruitori delle acque le lamentele superarono i consensi. Col passare degli anni tuttavia la bontà dell'intuizione e del progetto dell'ing. Villoresi cominciò a chiarirsi in tutta la sua portata. Ma fu soprattutto una situazione congiunturale propria della zona milanese a far propendere per la scelta della novità: la viticoltura usciva da un periodo di grave crisi, a causa del flagello della peronospora che aveva praticamente azzerato la produzione di vino, mentre sul fronte dei contrasti sociali tra proprietà e lavoratori della terra nel 1889 si era avuta una massiccia ondata di scioperi. Così, molti tra i proprietari più aperti alla questione sociale, colsero l'occasione di rivedere, con l'utilizzo dell'irrigazione, anche i contratti agrari. I filari di viti che avevano fatto la storia dell'asciutto milanese, tanto da identificare col termine "vigna" ogni appezzamento di terreno coltivato, vennero così definitivamente strappati; i gelsi frequentemente associati alle viti come sostegno vivo, resistettero ancora per qualche decennio, fino a quando la concorrenza delle fibre artificiali non ne suggerì l'eliminazione. Se prima dell'irrigazione fornita dal Villoresi la principale coltivazione, su cui si basavano anche i canoni di affitto, era quella granaria (frumento e segale), dopo il 1890 si cominciò a considerare il mais come prodotto da avviare sul mercato, per trarne un profitto in denaro. La possibilità di utilizzare maggiori quantità di concime, conseguenza dell'estensione dei prati e quindi dell'allevamento, portava a miglioramenti delle rese e delle qualità. Col pagamento del fitto in denaro, e non in quota di raccolto, si apriva finalmente per i contadini più intraprendenti la possibilità di organizzare il proprio lavoro secondo criteri nuovi; e molte famiglie coloniche, dopo aver lavorato per generazioni le terre altrui, riuscirono lentamente ad accumulare piccoli gruzzoli con cui acquistare gli appezzamenti di terra che andarono a costituire la piccola proprietà contadina tipica della zona milanese nel nostro secolo.


Le Immagini

fotografie realizzate da Luciano Milan