Religiosit_e_Devozione1


Basilica_devozioneNei secoli passati, come d'altra parte ai giorni nostri, erano numerose le festività celebrate nelle campagne; la fede dei nostri padri era radicata nella vita quotidiana, nelle scelte personali e persino nelle consuetudini. Ne sono una prova anche i numerosi proverbi, tramandati oralmente, legati alle ricorrenze dell'anno e alle invocazioni dei santi. La preghiera quotidiana era l'espressione immediata e spontanea della religiosità popolare. Si pregava in latino ma anche in dialetto. Non sempre c'era piena consapevolezza di quello che si diceva, ma importante era inserire l'orazione nel ritmo della giornata lavorativa. Era compito dei nonni insegnare ai più giovani i urasiòn e soprattutto al Pater, termine probabilmente derivato da "Pater noster" latino, ma sinonimo di preghiera nel senso più ampio. La pratica di preghiera più diffusa era senza dubbio quella della recita del Santo rosario. In estate, nel cortile, seduti in cerchio, nella stalla durante i mesi invernali più rigidi, la persona più anziana intonava la recita del rosario e le litanie dei santi. Ciò che contava non era la formula o il modo di pronunciare le preghiere in latino, spesso distorto, quanto il rito collettivo cui la famiglia patriarcale e i residenti nel medesimo cortile erano chiamati. Nella memoria l'immagine della recita del rosario è connessa ad alcune attività che contemporaneamente venivano effettuate: sfogliare il granoturco, preparare il burro, sgranare i fagioli. La formazione religiosa, impartita ai bambini in famiglia dagli anziani, era ampliata, in seguito, negli oratori con la guida delle suore e del sacerdote. L'oratorio era il luogo privilegiato della vita extrafamiliare e della catechesi, un impegno irrinunciabile, ogni domenica, proprio come la Santa Messa.

Feste Religiose e Processioni

Il calendario liturgico proponeva ai fedeli una ricca serie di solennità da santificare con riti e cerimonie prestabilite. Le celebrazioni festive inoltre sottolineavano la stretta connessione tra evento religioso e attività umana, che nella nostra zona era esclusivamente legata alla vita agricola. L'inizio del ciclo dell'anno agricolo coincideva con i primi di Novembre, secondo una abitudine arcaica risalente alle prime culture agricole celtiche; la liturgia cattolica, ponendo all'inizio di Novembre le feste di Tutti i Santi e la Commemorazione dei defunti, faceva sì che si pregassero perché intercedessero per i vivi nella loro vita quotidiana. Il Natale era festa da trascorrere in famiglia nel riposo dell'inverno e nella dimensione raccolta del lavoro. Le altre solennità religiose, distribuite nell'arco dell'anno liturgico, seguivano una precisa gerarchia al vertice della quale stavano la Settimana Santa, la Pentecoste e il Corpus Domini, cadenti nel periodo più importante e delicato della stagione agricola. Nel rito Ambrosiano con la domenica delle "Ceneri" si apre il periodo delle astinenze, del magro, del digiuno, che venivano ai tempi, rigidamente rispettati. I riti della Quaresima e della Settimana Santa costituivano una variante rispetto al ciclo primaverile. In esso si inseriva il pellegrinaggio popolare alla chiesa della Madòna da l'Aquanegra, a ricordo del miracolo. I momenti culminanti della vita religiosa erano tuttavia le processioni, sia per la loro dimensione corale, sia per il vivo sentimento religioso.
Tra le processioni solenni (tuttora sopravvissute) aveva assoluta preminenza quella del Corpus Domini, in cui erano trasportate per il paese le immagini dei "misteri" (raffiguranti la passione di Cristo), di pari importanza erano le processione del Venerdì Santo nella quale si portava a mano il "cruson" [\a croce di Cristo). Tali manifestazioni sono ancora oggi celebrate con profonda partecipazione popolare. Nella settimana successiva alla Pasqua era abitudine recarsi a piedi, alle prime luci dell'alba, in processione a Corbetta presso il Santuario della Beata Vergine dei Miracoli per ricevere l'indulgenza plenaria visitando il santuario. Nel corso dell'estate si festeggiava, e si festeggia ancora, Santa Crescenzia compatrona della città. La tradizione vuole che alla santa siano portati in dono la cera per le cerimonie liturgiche, paramenti ed arredi sacri acquistati grazie alle offerte della popolazione magentina raccolte dalle questuanti. Una rigida struttura organizzativa curava i diversi aspetti della vita religiosa magentina. Nulla era lasciato al caso, perché la fedeltà ai riti sembrava ai nostri avi la miglior garanzia per ottenere, con il concorso della preghiera comune, la grazia di una vita dignitosa pur nella sua semplicità.