Ritrovamenti_archeologici1


I ritrovamenti archeologici effettuati nel territorio di Magenta testimoniano l'esistenza di un insediamento dal periodo celtico fino all'età romana. Il suolo ha restituito agli archeologi alcuni reperti importanti, in particolare nella necropoli scoperta nel 1884 in Via S. Biagio durante l'edificazione dell'Istituto delle Suore Canossiane; qui, nelle sepolture celtiche, insieme ad oggetti metallici come anelli, coltelli e recipienti vari, sono state rinvenute alcune spade con catene metalliche per la sospensione lunghe circa 60/70 cm. contenute entro foderi realizzati da due sottili lamine di bronzo. Oltre alle sepolture celtiche, nella necropoli di via S. Biagio, se ne trovarono di provenienza romana, contenenti monete, bracciali, anellini, aghi, specchi bronzei, fibule e coltellacci in ferro, vetri e lucerne, tali da far pensare a defunti appartenenti a classi sociali agiate. Altro ritrovamento, ma meno importante, è stato effettuato presso la cascina Airoldi di Pontevecchio; a più riprese vennero rinvenuti materiali riconducibili ad una tomba a cremazione celtica del I secolo a.C. con corredo di vasi e ferri.

Ma il reperto più importante relativo alla storia magentina è senza dubbio il cippo miliare di età costantiniana (328 d.C.) rinvenuto a Robecco ma anticamente collocato lungo la via romana che collegava Mediolanum ad Augusta Praetoria (Aosta) transitando per Novaria ed Eporedia (Ivrea). I miliari costantiniani avevano funzione propagandistica e non riportavano, come accadeva di norma lungo le strade romane, l'indicazione delle miglia dal punto di partenza della via lungo la quale erano collocati. L'iscrizione dice: "Caesari Constantino Maximo P.F. Victori Augusto Pontyifici Maximo Tribunicia Potestate XXXIII Imperatori XXII Consuli VII Patri Patriae Proconsuli", intendendo così riportare tutte le cariche che Costantino in quell'anno ricopriva.