27 Marzo. Si parte da Malpensa; sorvoliamo l'Europa dei Balcani, la Turchia e sfioriamo l'Iran. Non posso fare a meno di pensare al viaggio indimenticabile,in auto, fatto nel 1972 nel paese che allora si chiamava Persia, quando regnava lo scià : sembra passato un secolo. Siamo a metà percorso. Superiamo l'India (quanto è grande!), il golfo del Bengala, immenso, ed eccoci in Malesia. All'orizzonte ci viene incontro il sole infuocato del mattino, in un cielo azzurro sfumato di rosa, arancione e rosso, un vero spettacolo. Chi bene incomincia.... Arriviamo a Singapore puntuali, siamo in Indocina: l'aeroporto, impeccabile, preannuncia l'habitat multicolore e fiorito che troveremo nei giorni successivi. Il clima è molto caldo e umido e così sarà per tutto il viaggio. Il volo successivo ci porta a Siem Reap: siamo in Cambogia. Abbiamo una mezza giornata di relax, dopo il lungo viaggio e la percezione del grande caldo, ma la maggior parte del gruppo si fa tentare dal primo mercato della lunga serie che incontreremo: si sa che quello dello shopping sfrenato è un esercizio che ci riesce bene. La città appare abbastanza organizzata e pulita, i mercatini di frutta e verdura sono uno spettacolo. I nostri insostituibili tour-leaders hanno giustamente programmato la visita ad Angkor all'inizio del viaggio, con l'intento di stroncarci, ma non ci sono riusciti. Al terzo giorno siamo dunque pronti per la giornata da dedicare ad uno dei siti archeologici più importanti ed ammirati del mondo, il più grande con le sue rovine che coprono un'area di 400 Kmq, inserito dall'UNESCO nel 1992 fra i beni patrimonio dell'umanità e divenute il simbolo della Cambogia, con le torri simmetriche di Angkor Wat riportate sulla bandiera del paese. E' praticamente impossibile descrivere la grandiosità e la magnificenza della città che risale al IX secolo, riscoperta solo nel 1870 da archeologi francesi. Templi, statue, gallerie, fossati, terrazze, pietre scolpite, scalinate e monasteri si susseguono e si incrociano all'infinito, in un'armonia che lascia stupiti. La vegetazione tropicale che nei secoli si è insinuata nei monumenti crea un'atmosfera magica e quasi irreale: alberi altissimi con il fusto diritto hanno avvolto con le loro radici le pietre che parlano del passato, quasi per proteggere, in un abbraccio, le costruzioni sacre, opera dell'uomo del XII secolo. Interessantissime sono anche le pietre scolpite, in numero infinito, che ricoprono i monumenti: è come se si guardasse un reportage fotografico sulla vita quotidiana del tempo, con scene di guerra, di caccia, di vita familiare, di cerimonie legate alle divinità, come il mito della creazione indù. Angkor, da sola, giustifica un viaggio in Cambogia. Il quarto giorno, pronti ad affrontare il gran caldo, è dedicato all'escursione al lago Tonlè Sap, uno degli ecosistemi più interessanti dell'Indocina, con la sua estensione che varia ciclicamente da 2500 12000 Kmq, nella stagione delle piogge, quando vi si riversano le acque del Mekong. Attraversiamo la campagna arsa, con campi di riso già raccolto ed acquitrini con fior di loto che sembrano farfalle sospese nell'aria, in contrasto con la povertà delle capanne. Con un barcone ci inoltriamo in un canale, fiancheggiato da palafitte, fino a raggiungere il lago con i villaggi galleggianti dei pescatori vietnamiti. Dovunque si avvicinano donne e bambini che vendono di tutto, per un dollaro. Il 31 marzo siamo a Phnom Penh, capitale del paese. Ci ospita un ottimo hotel. La città appare vivace, con un bel fiume, mercati multicolori, bei negozi, bancarelle con frutta e fritti di ogni genere (ragni, insetti vari...): ci prepariamo alla visita ai campi di sterminio ed al museo del genocidio. Negli anni 1975-79 in Cambogia ci fu lo sterminio di circa 2 milioni di persone, vittime dei khmer rossi dell'Angkar, un'organizzazione ultramaoista il cui leader, Pol Pot, instaurò una rigida dittatura. Pol Pot e Khmer rossi sono nomi che abbiamo sentito innumerevoli volte e che associamo a qualcosa di terribile. Quando si vedono le foto dei prigionieri e dei deportati, spesso donne, vecchi e bambini, e quando si calpesta il campo di sterminio dove sono state scoperte alcune fosse comuni, con il terreno punteggiato di bianco (sono le ossa dei condannati) e con i pezzi di abiti che affiorano dappertutto, allora lo sgomento e l'emozione sono davvero forti: sembra impossibile che l'uomo possa continuare ad essere tanto folle! Siamo in viaggio da una settimana e tutto procede come da programma, siamo tutti in forma. Visitiamo Phnom Penh, il Palazzo reale, la Silver Pagoda, il mercato russo; alcuni fanno una escursione sul grande fiume dove confluiscono il Tonlè Sap, il Bassac ed il Mekong. Il 3 Aprile, nel pomeriggio, siamo a Sihanoukville, località turistica nel Golfo del Siam. Dopo aver subìto l'assalto di donne e bambini che vendono di tutto, facciamo un bagno ristoratore: l'acqua è caldissima, la sabbia fine fine, il sole cocente, la baia invitante: si sta davvero bene. Le bambine confezionano braccialetti colorati, vendono frutta che sbucciano al momento (ananas, mango, papaia, banane) e ottime cicale di mare (canocchie) grigliate, sgusciate in diretta e servite con sale, pepe e lime: una vera delizia! La giornata finisce in bellezza con una cena pantagruelica a base di pesce. Restiamo al mare per altri due giorni. L'escursione in barca alle isole è l'occasione per osservare la barriera corallina, percorrere un tratto di giungla e raggiungere una spiaggia bianca, selvaggia, da cartolina. Da Phnom Pehn ci trasferiamo in bus a Ho Chi Minh City, la più grande città del Vietnam e la capitale economica, da noi comunemente chiamata Saigon, dopo aver superato la dogana. L'albergo è ottimo. La città ci colpisce subito favorevolmente: è pulita, molto verde e fiorita, vivacissima. Le case sono strettissime, lunghe e alte, sembrano miniature; la campagna è verde e ben coltivata a riso, mais e verdure di ogni genere. I vietnamiti (sono 80 milioni su un territorio poco più grande dell'Italia) si spostano con moto e motorette: il risultato è una fiumana continua che si muove ordinatamente e che, con le luci della sera, sembra un fiume in piena con migliaia di lanterne, un vero spettacolo! Continua lo shopping: borse, cappelli, ventagli, magliette, vestiti, pareo, sciarpe, occhiali, orologi costano pochi dollari. Il nostro tour-leader ci fornisce notizie storiche (e non) sulla guerra disastrosa persa dagli americani e conclusasi nel 1975. A circa 40 Km. da Saigon, un reticolo di 250 Km. di tunnel scavati su tre livelli, ha consentito ai vietcong di vivere, nascondersi e vincere la guerra. Al di là della ricostruzione del terreno di battaglia, stile Disneyland (vi è persino un poligono di tiro allestito per provare le armi utilizzate durante la guerra), è stato per me emozionante infilarmi nel tunnel di 50 metri, buio, alto 120 cm. e largo 80, per cercare di cogliere lo spirito e la determinazione dei guerriglieri che sono riusciti a sopravvivere. Il mio pensiero è andato anche a tutti i giovani americani che lì hanno perso la vita atrocemente. Ci siamo poi trasferiti a Tay Ninh per visitare il grande tempio Cao Dai, giusto in tempo per assistere ad una funzione suggestiva e coinvolgente, con uomini e donne vestiti di bianco, giallo, blu e rosso che pregavano e cantavano, compiendo gesti e passi in perfetta sintonia, sorvegliati da un gigantesco globo blu, raffigurante l'occhio di Dio. Una visita molto, molto particolare e gradita. Il giorno dopo è dedicato al fiume Mekong, immenso. Arriviamo al floating market, il mercato galleggiante di frutta, verdura e pesce e poi ci infiliamo in un canale secondario. A sorpresa ci fanno salire su piccole barche a remi (sampan) e percorriamo un canale fangoso, cercando di stare praticamente immobili per non rovesciarci. La méta è una "trattoria" nella giungla, in mezzo a fiori e bonsai, dove ci servono pesce e frutta squisiti. Siamo arrivati all'ultimo giorno e visitiamo Saigon : la Cattedrale cattolica, il brulicante mercato cinese, la Pagoda Jac Lam, il Palazzo della Riunificazione e il Museo dei Crimini di guerra. Particolarmente emozionante è stata la visita al padiglione denominato "Requiem", con le fotografie scattate dai reporters americani morti in guerra, immagini terribili e sconvolgenti. Siamo pronti per il rientro, con tante immagini negli occhi e nel cuore, con la voglia di approfondire la storia dei paesi visitati e, perché no, di ritornare in Vietnam, partendo dal Nord. Il successo di un viaggio dipende da tanti fattori; in questo caso l'organizzazione ha funzionato complessivamente molto bene, grazie a Stefano, a Vincenzo, a Caterina, alla Pro Loco. Anche noi "viaggiatori" siamo stati bravi, puntuali, disponibili a superare qualche inevitabile contrattempo, con lo spirito di chi vuole scoprire qualcosa di nuovo, divertendosi.