La voce suadente e sicura di un affascinante guida (un tipetto alla Lapo Elkann: capelli lunghi, occhi cerulei, sorriso ironico, abiti di lino, panama e cultura greca nel sangue) ci accompagna durante tutto il viaggio: per ogni reperto, statua, colonna, tempio, monumento... insomma per ogni "pietra" ha in serbo un racconto, un aneddoto, un mito, una battuta, un riferimento, non solo alla storia della sua terra, ma anche all'attualità italiana. Il primo impatto con la Grecia è la spettacolare ascesa in pullman verso le Meteore. Il paesaggio è irripetibile: le enormi rupi assumono forme e rotondità irreali combinandosi armoniosamente con i numerosissimi monasteri arrampicati sulle cime delle rocce. Anche la storia di questi monasteri è affascinante: gli inaccessibili massicci rocciosi attrassero infatti l'interesse degli eremiti intorno all'anno Mille, mentre i primi monasteri sorsero intorno al quattordicesimo secolo. A piedi, dopo un'ascesa di più di duecento scalini, abbiamo la fortuna di entrare nel monastero dedicato a santo Stefano (Agios Stefanos) trasformato recentemente in convento femminile. Tutto è pace e religiosità, mentre la luce debole delle lampade colorate illumina i visi ascetici dei martiri facendo brillare le aureole e gli ori delle decorazioni. In silenzio restiamo ammirati e conquistati dalle splendide pitture, dai legni scolpiti e dalle sorprendenti icone. A Delfi ci aspetta un vero e proprio tuffo nel Mito dell'Oracolo. Questo era il regno di Apollo e della Pizia la quale, respirando i vapori di zolfo scaturiti da una voragine, emetteva delle grida incomprensilbili che venivano interpretate poi da un sacerdote al quale era assegnato il compito di dare ai questuanti il responso dell'Oracolo. Per gli antichi Delfi era "l'ombelico" del mondo e anche la nostra guida non manca di celebrarne la solennità. Il sole batte inesorabile sulle nostre teste, ciononostante abbiamo la forza di percorrere tutta quanta la via Sacra soffermandoci con ammirazione davanti al tempio di Apollo e davanti a ciò che resta dei "tesori" (tempietti offerti dalle città greche e contenenti allora gli ex voto). Completiamo la conoscenza di Delfi con la visita al Museo annesso al sito archeologico dove è esposta, tra i numerosi importanti reperti, anche la statua in bronzo a grandezza naturale del famosissimo Auriga. Atene invece ci riserva qualche delusione. Durante la visita all'Acropoli constatiamo ad esempio che il Partenone è solo parzialmente visibile: un'imponemte impalcatura ne rovina in parte la spettacolarità. Ci lustriamo la vista fotografando l'Eretteo, elegante edificio in stile ionico la cui Loggia delle Cariatidi è uno dei più famosi monumenti dell'antichità. Una breve visita al Museo Archeologico di Atene ci ripaga in parte raccontandoci in successione temporale, attraverso sculture e importanti reperti archeologici, la storia dell'arte greca dalla preistoria all'epoca bizantina fino all'epoca moderna. La sala più significatica è l'ultima, quella che espone l'oro di Micene e in particolare la Maschera detta di Agamennone (1250 a.C.) ritrovata a Micene in una tomba a fossa nei pressi dell'Acropoli. La città di Micene ci riconduce al ciclo mitologico più importante dei Greci, quello noto per le opere di Omero. Qui ritorniamo per un attimo studenti soprattutto davanti alla famosissima "Porta dei Leoni" e nella voce della nostra accattivante guida risentiamo gli accenti dell'Argan: "...qualunque sia la sua origine, costituisce un'eccezionale opera artistica in cui sono state ottenute la simmetria delle figure e la ferocità nella resa dei leoni...." Sempre a Micene visitiamo anche la tomba chiamata "Il tesoro di Atreo" che costituisce il monumento funerario meglio conservato di tutta l'Europa. Una significativa sosta a Epidauro ci trasforma tutti quanti in artisti: il maestoso teatro rimasto quasi intatto dal quarto secolo a.C. e famoso anche per la sua acustica perfetta, ci blocca affascinati sull'ultimo gradino dell'immensa gradinata (larga ben 114 metri e divisa in 36 scale). Al centro dell'"orchestra" c'è chi canta, chi ride, chi tenta di recitare ... C'è pure il tempo per la foto di gruppo... L'ultimo giorno completiamo la visita ai siti classici della Grecia antica sostando ad Olimpia. Olimpia...2000 anni di storia... fu il sacrario più importante dei Greci, il regno di Zeus, dove si svolgevano in suo onore i Giochi olimpici che esprimevano pienamente l'ideale della competizione nobile e che consolidarono per molti secoli l'unità nazionale del mondo greco antico. Durante le gare infatti, l'accordo tra le città greche prevedeva che il territorio di Olimpia fosse da considerarsi sacro ed inviolabile e con esso di stabiliva che guerre e lotte dovessero essere interrotte durante la celebrazione dei Giochi. Così, anche oggi, le "Olimpiadi" sono diventati simbolo di pace, amicizia e di fratellanza tra i popoli. Ammiriamo in successione il tempio di Zeus, il sacrario di Hera, il Philippeion, donato da Filippo II padre di Alessandro Magno, il Laboratorio di Fidia, la Palestra, il Ginnasio e lo Stadio. Lasciamo Olimpia con negli occhi la stupenda immagine dell'Ermes di Prassitele conservato al Museo Archeologico. La statua che risale al 330 a.C. e ritrovata nel tempio di Hera nel 1877, rappresenta il messaggero degli dei con in braccio il piccolo Dioniso. Senza dubbio il grande scultore seppe creare con Hermes la più perfetta figura di giovane della sua epoca. Prima di lasciare la Grecia abbiamo anche il tempo di visitare Nauplia, una graziosissima cittadina della costa sud-orientale del Peloponneso: imponenti fortificazioni bizantine, franche e veneziane alle spalle, viuzze strette e lastricate, edifici importanti con ornamenti veneziani, un lungomare ordinato e accogliente, una pittoresca isoletta fortificata posta in mezzo al porto che raggiungiamo con una breve ma simpatica escursione in barca. Ripartiamo dalla Grecia innamorati delle sue "pietre", del suo sole caldo e accogliente, del suo paesaggio vario e mai banale, della sua storia così impregnata di miti ed eroi e, perchè no, della passione di una guida che ha saputo in ogni momento incantarci ed affascinarci.