LArmata_Imperial_Regia



L'esercito austriaco nel suo insieme contava circa 800.00 uomini in tempo di guerra e 420.00 in tempo di pace. L'Austria doveva fornire alla Confederazione germanica 120.000 soldati per la difesa dei territori comuni. Normalmente nel Lombardo- Veneto erano dislocati 120.00 soldati dei quali 50.000 impiegati nei presidi. Nel 1859 la 2ª armata contava 140.000 uomini effettivi, ma di essi solo 105.00 erano disponibili per il combattimento. Nel medesimo anno vennero chiamati alle armi 85.000 giovani. L'esercito austriaco dopo le vittorie del 1848-49, godeva di un grande prestigio ed era considerato uno dei più forti d'Europa. Esso si distingueva per le sue antiche tradizioni militari e per il suo spirito di fedeltà alla dinastia degli Asburgo, che dominava sull'Austria e sull'Ungheria. I suoi ufficiali appartenevano in gran parte alla nobiltà, i soldati; erano sottoposti ad una ferrea e rigida disciplina. La fanteria di linea era considerata l'unità tattica fondamentale. Combatteva normalmente in "ordine serrato" La fanteria austriaca era stata una delle prime al mondo ad essere armata di un fucile con la canna rigata all'interno, in modo da imprimere alla pallottola un moto rotatorio e permettergli di colpire più lontano e in modo più preciso. La cavalleria schierava reparti di Ussari (dal greco chosarios = scorridore) impiegati prevalentemente per l'esplorazione; Dragoni (per la forma dell'elmo) che combattevano a cavallo o a piedi; Ulani in origine mercenari tartari) che combattevano con lancia e moschetto per l'intervento decisivo. Nella
Battaglia di Magenta, tuttavia, gli Ulaniu del 1° reggimento Civalart, della Divisione di cavalleria Mensdorff, vennero impiegati per l'esplorazione. Le armi della cavalleria erano, secondo le specialità, lance, sciabole, pistole e moschetti. L'artiglieria aveva cannoni lisci (cioè senza rigatura), che sparavano proiettili rotondi di ferro, pesanti dalle 6 alle 12 libbre. Era impiegata contro l'artiglieria nemica e, per batterie, contro la fanteria nemica a sostegno della propria. Utilizzava anche le "racchette", razzi da 6 libbre con palla o granata incendiaria che, poste su un treppiede, venivano lanciate a distanze fra i 400 e 2000 metri L'esercito austriaco possedeva corpi speciali che godevano di grande prestigio militare oltre alla cavalleria, come i cacciatori tirolesi, la fanteria ungherese Honved e i Granatieri. I Cacciatori combattevano in ordine sparso risultando così una forza di agile impiego ed erano dotati di speciali carabine di precisione (stutzen). Alla notte del 2 giugno 1859 la 2ª Armata Austriaca Imperiale Regia era così schierata:

Magenta - Brigata Reznicek del 1° Corpo d'Armata con pattuglie di Ulani
San Martino -distaccamento dMengen ed una batteria di razzi
Milano -1° Corpo d'Armata appena arrivato dalla Boemia e con i primi reparti già a Magenta
Pavia sud-Piacenza - 9° Corpo d'Armata
Mortara - il grosso dell'Armata
Piacenza nord - 8° Corpo d'Armata in movimento verso nord
Galliate nord - Divisione Urban in marcia su Varese per contrastare Garibaldi

Alla notte del 3 giugno la valutazione generale dello schieramento austriaco fa ritenere che:
Il grosso dislocato a sud sia in condizione di attaccare sul loro fianco destro i Francesi in marcia verso Magenta
buona parte delle forze possa difendere Magenta da truppe provenienti da Novara e cioè da ovest
parte delle forze possa fronteggiare la minaccia proveniente da nord e cioè da Turbigo Sono molto mischiati i vari reparti, specie quelli del 1° Corpo d'Armata Clam-Gallas, giunto per ultimo in Lombardia e rinforzato da altri di altri Corpi d'Armata già in linea.

Cacciatori Austriaci

cacciatori austriaci, meglio noti anche in Italia col nome tedesco di Jäger o addirittura di Kaiser-Jäger, entrarono a par parte dell'esercito permanente in epoca relativamente tarda. E' solo nel 1801 che i primi 3 battaglioni di cacciatori regolari (ognuno di 6 compagnie), ebbero pianta stabile nell'armata austriaca, riunendosi nel reggimento cacciatori Tirolesi, che nell'ambito della fanteria ebbe il numero 64 e che dal nome del suo primo proprietario veniva denominato "marchese Chasteler". Prima di allora esistevano numerosi corpi franchi di varia formazione, composti da sudditi dei territori montani abili nel tiro col fucile, che una volta sciolti appena terminava un conflitto, erano pronti a riprendere le armi appena si profilava una minaccia ai confini dell'impero. E' curioso rilevare che i Tirolesi arruolati nel 1788, in una delle tante guerre contro i Turchi, vennero armati col fucile ad aria compressa ideato dall'ampezzano Girardoni. Sciolto nel 1808 il reggimento Chasteler, i suoi componenti andarono a costituire il nucleo principale dei 9 battaglioni autonomi che si formarono nei territori della corona (Boemia, Austria e Moravia). In seguito due di questi battaglioni saranno composti da militari lombardo veneti. Successivamente, terminate le guerre napoleoniche e sciolti i reparti di volontari formatisi nelle regioni alpine di Tirolo e Voralberg, cioè quei volontari denominati cacciatori di Fenner, che tanto si erano distinto nelle ultime campagne di guerra, si ricostituì con essi il nuovo reggimento Tirolese, inizialmente su 4 battaglioni. Da quel momento suo proprietario sarà l'imperatore in persona, davanti al quale il reggimento sfilerà a Innsbruck per la prima volta nel 1816. In quanto ai battaglioni autonomi essi, saliti a 12 grazie anche alle nuove acquisizioni territoriali, vennero portati addirittura a 25 dopo le guerre del 1848-49, con un incremento di ben 13 unità e, finita la campagna del 1859, i battaglioni cacciatori aumentarono a 32 (gli ultimi due provenienti dai volontari di Vienna), nonostante che, a seguito della cessione della Lombardia, la riduzione territoriale avesse comportato la perdita dei 3 battaglioni italiani reclutati in quella regione. Arruolati nelle file del reggimento Imperatore, i sudditi Trentini, che appartenevano al Tirolo meridionale, parteciparono numerosi alle campagne militari del Risorgimento, distinguendosi un po' ovunque. Diverso invece il grado di fedeltà all'imperatore da parte dei cacciatori lombardo veneti, i quali, dal 1823 al 1830, venivano arruolati nelle file dei battaglioni N° 11 e 12 e successivamente in quelle del N° 8 e del N° 11. Nel 1848 le scarne schiere di questi battaglioni, cominciarono a rinfoltirsi solo dopo che, a campagna ormai vittoriosamente conclusa, il maresciallo Radetzky aveva proclamato il perdono generale per tutti i militari di truppa che avevano disertato. Negli anni che seguirono, il vertice militare austriaco, nella rinnovata fiducia che l'imperatore Francesco Giuseppe aveva riposto nei sudditi italiani, contuinuò a levare nelle regioni lombardo venete consistenti quote di reclute da assegnare al corpo dei cacciatori. Infatti, mentre dal 1849 al 1859 il N° 25 veniva reclutato nelle Venezie, dove nel 1859 subentrò il N° 26, nel 1857 erano diventati lombardi anche i battaglioni N° 6 e 18.


Le perdite della 2° Armata Austriaca


Morti: Ufficiali - 64 (1 generale)
Morti: Soldati - 1304

Feriti: Ufficiali - 221 (5 generali e 221 ufficiali)
Feriti: Soldati - 4137

Dispersi: 4500 circa (nei dispersi si includono prigionieri,disertori,e caduti dei quali non ci fu rapporto)