Basilica_di_San_Martino



Basilica_01L'idea di costruire un nuovo luogo di culto fu avanzata da   don   Cesare Tragella, prevosto di   Magenta  dal 1885 al 1910, per assolvere a due esi­genze, una legata al­la crescita di popola­zione e l'altra ad un luo­go per onorare i Caduti del­la
Battaglia di Magenta del 1859, il cui successo ancora coinvol­geva emotivamente i magentini.

Il progetto della nuova chiesa dedicata a San Martino e San Gioacchino fu affidata all'ar­chitetto Parrocchetti che adottò una costru­zione, in stile neo-rinascimentale italiano. L'Ottocento e i primi anni del novecento ven­gono considerati il periodo della "neo" archi­tettura intendendo con ciò l'uso forte del lin­guaggio classico.

L'architettura greca e romana, in principio (neo-classicismo), quella medioevale e rina­scimentale, in un secondo tempo (storicismo), la libera riproposizione simultanea di stili ar­chitettonici diversi temporalmente e geogra­ficamente perfinire (eclettismo), costituisco­no il linguaggio in uso nell'architettura de tempo. Non stupisce, pertanto, che la Basili­ca di San Martino presenti essenzialmente uno stile incerto sia sul piano planimetrie: che altimetrico, riconducibile ad un gusto che potremmo definire neo-rinascimentale.

L'edificio è a croce latina, impostato su una navata centrale più ampia e due laterali più strette e più basse, avente una lunghezza c m. 87, una larghezza al transetto di m. 3C e un'altezza alla cupola di m. 57, dimensioni che la rendono la più ampia della diocesi dopo il Duomo di Milano. La navata è, infatti sormontata da una cupola con massiccio tamburo finestrato e lanterna slanciata. La prima pietra venne posata nel 1893 e, superate le difficoltà tecniche ed economiche anche grazie alla manovalanza fornita gratuita­mente dai parrocchiani, i lavori di costruzio­ne della struttura furono terminati agli inizi del XX secolo, permettendo nel 1901 la cele­brazione della prima Messa su un altare im­provvisato. La monumentale opera venne consacrata il 24 Ottobre 1903 dal Cardinale A.C. Ferrari, il quale tuttavia vietò il trasporto nella chiesa delle ossa dei Caduti della Battaglia del 1859, facendo così venir meno una delle due moti­vazioni che avevano originato l'idea del pro­getto. Il complesso architettonico della Chie­sa fu dotato di una torre campanaria alta m 72 anch'essa in stile neorinascimentale italiano, opera del prof. Benedetti per la par­te artistica e dell'ing. Monti per la parte strutturale. Inaugurata nel 1913 dal Cardina­le Ferrari, venne dotata di otto campane, sei delle quali prelevate dall'antica Chiesa di S. Martino donate dall'Arciduca Massimiliano d'Austria nel 1859; asportate dalla milizia fa­scista il 20 Maggio 1943, durante il secondo conflitto mondiale, vennero rimpiazzate da un nuovo concerto campanario il 12 Ottobre del 1947 in occasione dell'attribuzione a Ma­genta del titolo di Città ed ancora nel 1964 a causa del rapido deteriorarsi delle precedenti, realizzate con materiale di recupero. I lavori di costruzione della facciata in marmi policromi, progettata dall'architetto Mariani, iniziarono nel 1932 e, a seguito dei rallenta­menti, dovuti al secondo conflitto mondiale e alle difficoltà economiche, furono terminati solo nel 1959; la facciata venne inaugurata il 4 Giugno dello stesso anno dall'Arcivescovo di Milano G.B. Montini; il 3 Marzo 1948 arri­vò il riconoscimento ecclesiastico da parte del Papa Pio XII con l'elevazione della chiesa a Basilica Minore Romana. L'ingresso centrale è dotato di un portale ad arco poggiante su quattro colonne in stile co­rinzio; nella lunetta che le sovrasta trova po­sto un bassorilievo raffigurante il battesimo di S. Martino mentre ai lati delle stesse sono collocate nelle rispettive nicchie le statue de­gli apostoli Pietro e Paolo. Sopra il portale è scolpito un rosone centrale raffigurante la Gloria del Santo ed ai lati di questo sono si­tuate le statue dei Vescovi milanesi Ambrogio e Carlo.

L'altare Maggiore, progettato dall'architetto Parrocchetti, è un'importante opera realizza­ta con marmi policromi con una mensa pog­giante su quattro colonne di marmo bianco, tra le quali si trova un bassorilievo di metallo dorato raffigurante l'Ultima Cena ed il Cibo­rio sormontato da una statua del Cristo Ri­sorto. Nel braccio sinistro del transetto si tro­va la Cappella dedicata alla Madonna del Ro­sario progettata dall'architetto Parrocchetti; l'altare fu realizzato dall'artigiano Galli in le­gno dipinto. Ai lati di questa cappella ve ne sono altri due, di minori dimensioni, dedicate a S. Francesco e a S. Giuseppe. Nel braccio destro del transetto è situata la Cappella di Santa Crescenzia, anch'essa pro­gettata dall'architetto Parrocchetti; l'altare fu realizzato dall'artigiano Miramonti in le­gno dipinto, come pure l'urna contenente i resti della Martire.

Ai lati di questa cappella ve ne sono altre due, più piccole, dedicate al Sacro Cuore e al Sa­cro Crocifisso. Il complesso architettonico della Basilica può dirsi completamente termi­nato negli anni '60, con la realizzazione del pavimento marmoreo, con l'ampliamento dell'altare Maggiore e con la collocazione di una nuova mensa rivolta verso l'assemblea dei fedeli.

Tra i numerosi af­freschi che arric­chiscono l'interno della Basilica, ricor­diamo quelli realiz­zati agli inizi del XX secolo, tra cui si se­gnalano soprattut­to quelli grandi ret­tangolari ai lati del presbiterio ("La ve­nerazione della Sa­cra Famiglia" e "L'incontro di San Martino col pove­ro"), quello tondo sull'altare Maggio­re ("L'Esaltazione dell'Eucaristia e della Cro­ce") e le quattordici Stazioni della via Crucis nelle navate laterali, opera del professor Val torta e dei suoi discepoli. La cupola venne af­frescata invece dal professore Conconi di Co­mo negli anni '60, con i Profeti Maggiori e Minori e con i quattro Evangelisti sulle vele che la raccordano ai pilastri di sostegno, a sintetizzare il vecchio e il Nuovo Testamento. All'ingresso della Basilica una pregevole ope­ra in legno dell'artigiano Corneo supporta l'antico organo Prestinari; inaugurato nel 1860, nella vecchia parrocchiale, venne tra­sferito nella nuova Basilica nel 1902. Attualmente utilizzato per concerti solenni, con le sue 1600 canne è uno degli strumenti più grandiosi realizzati dai Maestri organari magentini.

Altare Maggiore

L'antico altare Maggiore, ricco di marmi e di bronzi cesellati e dorati (un'Ultima Cena, alla Leonardo da Vinci; la profezia di Malachia 1, 10-11, con l'abrogazione del culto antico). Sulla parete poi dirimpetto a S. Martino, è af­frescato Papa Leone XIII (1878-1903) che in­dica, avendone parlato in diversi suoi scritti, la santa famiglia di Gesù, Giuseppe e Maria. Il nuovo altare Maggiore, usato per le cele­brazioni (mentre quello antico è usato per la conservazione dell'Eucaristia), altrettanto ric­co di marmi e bronzi cesellati e dorati: ripor­tano le rappresentazioni della morte e resur­rezione di Gesù Cristo sia nell'Antico che nel Nuovo Testamento (agnello pasquale, offerta in sacrificio di Isacco, offerta di pane da par­te di Melchisedech). L'angelo che si vede all'ambone dove si pro­clama la Parola di Dio è invece quello, appun­to, che al sepolcro di Cristo, vuoto, ne annun­cia la resurrezione.

Altari Minori

Altari minori: nell'ordine, partendo dalle por­te delle sacrestie, prima a Est, poi a Ovest: S. Francesco, S. Maria, S. Giuseppe, Sacro Cuo­re, S. Crescenzia, Santissimo Crocifisso. Sono gli elementi che più direttamente si ricollega­no all'antica chiesa parrocchiale di S. Marti­no, un tempo collocata in piazza Kennedy (si aggiunga l'organo Prestinari che, con la sua grande cassa in legno dorato, in parte provie­ne di là, dove era stato installato verso la me­tà dell'Ottocento, ma non in fondo alla chie­sa, bensì lateralmente). In particolare quello di S. Crescenzia, con le reliquie della compatrona (con S. Martino, patrono principale di Magenta), arrivate da Roma il 7 gennaio 1817. L'Altare di S. Maria, Madre di Dio, Nostra Signora della Vittoria (del bene sul male) e Regina della Pace: con­tiene una statua della Madonna del 1838 c.a che, col Bambino, non porge il Rosario, ma dei collari con medaglie asburgiche della me­tà del Settecento con le quali la Madonna è invocata come Regina della Pace. Quello del Crocifisso, che tale e quale si tro­vava nell'antica S. Martino. Contiene il Croci­fisso un tempo collocato sopra l'altare Mag­giore in legno della vecchia S. Martino. Quando agli inizi dell'Ottocento lo fecero, in quella chiesa, di marmo, salvarono il Crocifis­so, al quale costruirono un apposito altare (che è quello che vediamo ancora oggi in Ba­silica). Dell'antico altare Maggiore in legno della vecchia S. Martino ci sono arrivate an­che le statue cinquecentesche, raffiguranti degli angeli, che ora si trovano sull'altare di Santa Crescenzia.

La facciata - Rosone

San Martino, nella vita eterna, incontra diret­tamente Dio. E' accompagnato dagli angeli, che, secondo Sulpicio Severo (amico di Mar­tino e suo primo biografo nel 397) e Venanzio Fortunato (vescovo di Poitiers e suo biografo nel 575), già lo incontravano, al pari di certi santi, nella vita terrena. Ai suoi piedi, vinto, c'è I' "antico nemico", il diavolo.

La facciata - Lesene che fiancheggiano il rosone

Con sei quadri a bassorilievo contenenti diver­si episodi che illustrano l'attività di Martino contro il male fisico e morale e contro il Mali­gno. Importa qui la raffigurazione di come egli operava: con l'umiltà e la penitenza personale e con uno straordinario spirito di preghiera, perché, come scrive Sulpicio Severo, "non di­straeva, neanche per un momento, il proprio animo dalla preghiera; continuava a pregare anche quando si occupava di cose terrene".

La facciata - Lunette sopra la porta centrale e lateraliRecano, al centro, in grande, Martino, vestito da soldato, mentre viene battezzato. Sopra la porta di destra e di sinistra, invece, rispettiva­mente la sua ordinazione sacerdotale ed epi­scopale, in piccolo, perché rappresentano semplicemente lo sviluppo di ciò che ricevet­te col battesimo: la cristificazione. Sotto le armi mostrò le qualità che gli valse­ro una notevole ammirazione da parte dei suoi commilitoni. Essi provavano per lui un grande affetto e uno straordinario rispetto.

La facciata - I tondi della facciata

Partendo dal pavimento della facciata, si pre­sentano, magnifici tondi con il ritratto a bas­sorilievo dei seguenti santi: Luigi Gonzaga, Giovanna dArco, Rosa da Lima, Agnese, Filip­po Neri, Giuseppe, Caterina da Siena, Vincen­zo de' Paoli, Madonnina del Monte Grappa, Teresa del Bambin Gesù, Teresa d'Avila, Fran­cesco d'Assisi, Crescenzia, Sebastiano.

La facciata - San Pietro e San Paolo

Di fianco alla porta centrale, le due statue con S. Pietro e S. Paolo (la Basilica è, come di­ce il cartiglio sostenuto da due angeli ai pie­di del rosone, "Basilica Minore Romana": si­gnifica che il Papa Pio XII, nel 1947, ha riconosciuto alla nostra parrocchiale una grande importanza storica e artistica, attribuendole il titolo che spetta alle chiese più insigni di Roma - "Maggiori" sono, a Roma, solo S. Pie­tro, S. Giovanni in Laterano, S. Maria Maggio­re e S. Lorenzo).

La facciata - Lesene ornamentali

Ai lati delle statue partono due lesene con motivi ornamentali, tra i quali, in quella di si­nistra, una volta saliti di fianco alla lunetta col battesimo di S. Martino, lo stemma della famiglia Crivelli, legata a Magenta, che ha dato alla Chiesa Papa Urbano III; in quella di destra lo stemma dei Mazenta, diventato stemma comunale, che ha dato i natali a illu­stri personaggi ecclesiastici, tra i quali Fau­stino Mazenta, e non, tutti benemeriti della Città, per esempio nella costruzione della chiesa di S. Biagio prima e nella fondazione dell'istituto delle Madri Canossiane poi.

La facciata - Altre decorazioni

Due grandi tondi, ai lati esterni del cartiglio con "Basilica Romana Mi­nore": a sinistra, San Giuseppe Cafasso, a de­stra San Giovanni Bo­sco. Sopra ci sono le statue di Sant'Ambro­gio e di San Carlo: sono i due patroni della no­stra diocesi di Milano. Infine nei due tondi ai lati del rosone, a sini­stra, il Prevosto Luigi Crespi, ideatore della facciata e di buona parte delle pitture in­terne; a destra, il Pre­vosto Cesare Tragella, ideatore della nuova chiesa parrocchiale e dell'ornamentazione dell'antico      altare Maggiore.

Il CampanileIl campanile doveva essere più alto (infatti si nota una certa sproporzione rispetto alla grande cupola, se si osservano insieme). Non fu possibile salire di più perché le auto­rità competenti temevano qualche intralcio per il volo radente e a vista dei primi aerei che scendevano e salivano dalla pista di Lonate Pozzolo, prima che sorgesse Malpensa! Una storia vera è quella alla quale si riferisce la lapide posta sul campanile stesso, sul lato orientale.

"Magenta cristiana ricorda alle future gene­razioni la Famiglia Fornaroli fu Paolo e gli al­tri benefattori del tempio e del campanile". Si tratta della famiglia di don Germano Forna­roli (1823-1892) che, con le sorelle Luigia e Angiolina, vedova Marinoni, furono grandi benefattori della Città con la fondazione del primo Oratorio Maschile "Maria Immacolata" nel 1889, con la donazione di terreni per la costruzione della nuova S. Martino e delle nuove case per i sacerdoti, con l'offerta gene­rosa per il campanile.

Erano cugini di secondo grado di un altro, co­me loro, uomo della Parrocchia di S. Martino, grande benefattore a sua volta della Città, Giuseppe Fornaroli, cui sono intitolati, perché ne permise la fondazione, un Asilo e l'Ospe­dale di Magenta. Funzione immediata del campanile è quella di contenere le campane, così che, spandendo il loro suono, salutano i momenti della vita della comunità. Esse par­tecipano così al culto rivolto a Dio da parte della Chiesa.

Per questo sono consacrate dal vescovo addi­rittura col Crisma. Le nostre attuali otto cam­pane sono del 1964, eredi di altre otto che, pur essendo state solo del 1947, non andaro­no bene, in quanto, nell'immediato dopo­guerra, erano state fuse con materiale non eccellente, nella fretta di sostituire le grandi campane storiche, provenienti dalla vecchia S. Martino, sottratte alla Parrocchia per biso­gno di metallo in epoca bellica (tra quelle storiche c'era anche un campanone che s; chiamava Massimiliano, perché dono, nella prima metà dell'Ottocento, del Vice-Re asburgico Massimiliano d'Austria). Anche le attuali hanno un nome (dal campa­none alla campanella): Cristo Re, Madonna, Giuseppe, Crescenzia, Pietro Paolo, Ambrogio Carlo, Angeli Custodi, Martino. Sono i santi ai quali esse sono dedicate

 

Tratto integralmente da "MAGENTA Ritratto di una Città"