1914:La guerra comincia a farsi sentire | Stampa |


Le conseguenze delle dichiarazioni di guerra  tra le potenze europee dell'agosto 1914 si fecero subito sentire anche in Italia, poiché l'economia italiana, per l'approvvigionamento di materie prime, dipendeva in larga parte dall'estero. Così il 10 agosto la giunta Municipale magentina, ritenendo "che in conseguenza della guerra dichiarata grave incombe la minaccia di una crisi di carbone, primo e maggior coefficiente della produzione del gas-luce; e considerando che dal difetto di gas-luce grave danno tornerebbe all'illuminazione pubblica e privata, e che perciò la prudenza consiglia che si debba provvedere in tempo onde ovviare in qualche modo alle conseguenze della crisi", deliberò di interpellare con urgenza la ditta concessionaria (Officina gas Molteni) sul quantitativo di carbone disponibile nei magazzini, chiedendo come intendesse procedere in caso di mancanza di combustibile. La risposta del concessionario, non molto rassicurante in quanto garantiva di avere carbone suffi ciente solo per i successivi tre mesi, fu il preludio agli inevitabili rincari nel prezzo della fornitura, già in essere dalla fine del mese di agosto. A novembre poi l'Officina gas Molteni, informando "che l'Inghilterra in seguito all'entrata della Turchia nella conflagrazione europea ha stornato i contratti in corso dei carboni" avvertiva che, continuando quello stato di cose, sarebbe stato necessario prendere delle decisioni dolorose. Tra i primi provvedimenti adottati per far fronte alla peggiorata situazione economica vi fu la reintroduzione del calmiere sul prezzo del pane, esteso poi a tutti i generi di prima  necessità nel gennaio 1915; soprattutto poi gli amministratori si adoperarono per creare posti di lavoro da assegnare ai disoccupati locali in continuo aumento. C'erano concittadini rimpatriati da nazioni europee in guerra, che si andavano ad aggiungere al numero crescente di chi, precedentemente occupato nel settore industriale e nell'edilizia, subiva in maniera disastrosa le conseguenze della chiusura dei mercati internazionali. Temendo le gravi conseguenze generate sul piano sociale dall'aumento incontrollato della disoccupazione, l'amministrazione comunale sollecitò l'inizio dei lavori della ferrovia Abbiategrasso-Magenta-busto, ormai in progetto da molti anni, "allo scopo precipuo di poter procurare pane e lavoro agli emigranti e disoccupati appartenenti a questa terra". Nessuna risposta positiva giunse tuttavia dal Ministero dei lavori Pubblici, così la giunta Municipale ritenne di accelerare le pratiche per altre opere pubbliche di interesse locale che, mentre avrebbero dato lavoro a molti operai, avrebbero consentito anche un deciso miglioramento delle condizioni igienicosanitarie generali. In particolare il 13 settembre 1914 la giunta deliberò di dare subito inizio ai lavori di riadattamento del canale risanatore a valle dell'abitato e di incaricare l'assessore ai lavori pubblici ing. Giuseppe Castiglioni "affinché abbia a dare tutte le disposizioni necessarie per avviare il più sollecitamente possibile l'inizio dei lavori per il drenaggio del cimitero", costruendo un canale fugatore che, nelle intenzioni, avrebbe scaricato l'acqua nel Naviglio, risolvendo nel contempo anche l'annoso problema della mancanza di fognatura nella frazione di Pontevecchio. già dal 4 settembre tuttavia la stessa giunta Municipale, "considerate le condizioni operaie attuali dolorose provocate dalla disoccupazione, condizioni che per talune famiglie sono diventate veramente pietose, mentre mette allo studio diversi progetti per l'esecuzione di opere necessarie ed urgenti per venire in aiuto delle famiglie maggiormente danneggiate dalla crisi", aveva disposto lo stanziamento di un fondo di emergenza, prelevato dal bilancio della Congregazione di Carità, per alleviare le sofferenze delle famiglie più indigenti. Il progetto di "prosciugamento del cimitero" riuscì ad imboccare una corsia preferenziale grazie "alle premure del sig. Prefetto" e dell'ex sindaco Brocca "che in occasione di una sua gita a Roma si interessò non poco per ottenere quanto si desiderava ed inoltre interpose la sua preziosa ed efficace influenza presso il Monte di Pietà di Milano per far accordare il mutuo". A fine marzo 1915 il Consiglio Comunale approvò il progetto esecutivo: "Dato lo stato attuale della disoccupazione che va giornalmente aggravandosi, è doveroso e prudente procedere con l'esecuzione delle opere le quali abbiano ad impiegare il maggior numero di operai possibile". Il mutuo venne garantito con una sovrimposta fondiaria, mentre per l'appalto dei lavori si deliberò "di chiedere l'autorizzazione per procedere a trattativa privata, chiamando ditte e imprese locali, secondo le condizioni del capitolato d'appalto, per le quali tutti gli operai da adibirsi ai lavori dovranno essere appartenenti al comune di Magenta, per essere il lavoro stato deliberato per sollevare le tristi conseguenze della disoccupazione e della crisi del settore edilizio locale". Per il pagamento dei lavori di escavazione l'amministrazione avrebbe provveduto con buoni di prelevamento viveri, d'accordo con gli esercenti magentini. La guerra per l'Italia non era ancora iniziata, ma già si faceva sentire pesantemente. Di lì a poco le "radiose giornate di maggio" avrebbero portato l'Italia ad intervenire nel conflitto, e le condizioni del popolo sarebbero ulteriormente peggiorate.