La questione della presenza del crocifi sso nelle aule scolastiche ha di recente dato vigore alle discussioni, che periodicamente attraversano tanto le stanze del potere quanto l'opinione pubblica, sulla laicità dello Stato e sull'opportunità o meno che la dimensione religiosa venga promossa o viceversa censurata all'interno dell'istruzione statale. Non è polemica nuova, anzi nel primo decennio del Novecento si verificò un'occasione propizia per dare vigore alle argomentazioni degli uni e degli altri, in un dibattito molto serrato e ancor più animato dalla recente decisione dei cattolici di entrare in parlamento, pur essendo ancora in vigore il "non expedit". Riferendoci alla situazione magentina, dobbiamo limitare la nostra indagine alla sola istruzione elementare, perché a inizio Novecento non esistevano qui altre scuole che quelle per la formazione di base. Nelle scuole elementari la legge Coppino del 1877 aveva sostituito l'insegnamento religioso (che era stato reso obbligatorio con la legge Casati del 1859) con "le prime nozioni dei doveri dell'uomo e del cittadino", ma i successivi regolamenti del 1895 prevedevano che l'istruzione religiosa fosse impartita ai bambini i cui genitori l'avessero richiesta. Di fatto, erano i Consigli Comunali, ai quali era delegata la gestione delle strutture scolastiche, a decidere sul da farsi. Il 3 febbraio 1908 il ministro Rava emanò un regolamento che chiariva la situazione: se i Comuni non avessero voluto organizzare questa forma di istruzione, o se gli insegnanti non avessero voluto impartirla, i genitori potevano organizzarla per proprio conto, in locali messi a disposizione dalle amministrazioni comunali. Quanto bastava per accendere le polveri. Mentre alla Camera il socialista Bissolati presentava una mozione (respinta con 347 voti contrari contro 60 favorevoli) affinché venisse proibito l'insegnamento religioso, sotto qualsiasi forma, nella scuola elementare, invitando il Governo ad assicurare il carattere laico della stessa, a Magenta alcuni insegnanti presentarono al Consiglio Comunale una domanda "tendente a conoscere in qual modo deve essere impartita l'istruzione religiosa nelle scuole". La richiesta venne discussa nella seduta consigliare del 25 settembre 1909, con ampia partecipazione di pubblico; si sapeva infatti che la discussione su quell'ordine del giorno - che in sé conteneva solamente la richiesta delle maestre di essere retribuite qualora l'insegnamento religioso fosse stato effettuato in orario extrascolastico - avrebbe portato inevitabilmente alla votazione sull'insegnamento religioso nelle scuole di Magenta. Era assente il sindaco, in temporaneo congedo per motivi famigliari, dovuti alla recente morte del padre. Da parte degli osservatori cattolici venne particolarmente deplorato l'intervento del consigliere Giacobbe, schierato su posizioni di intransigente laicismo, ed accusato di essere il regista occulto dell'istanza posta dagli insegnanti affinché il Consiglio Comunale votasse per togliere l'insegnamento religioso. La votazione si concluse con 7 voti favorevoli "per lasciare ai padri di famiglia la cura dell'insegnamento religioso", e 7 contrari, così che "devesi logicamente ritenere votato l'insegnamento religioso nelle scuole". I giornali cattolici plaudirono all'esito del voto, dando onore ai signori consiglieri che "sabato sera hanno dignitosamente deposto il loro sì a favore del catechismo [...]; è la scuola laica quella antisociale per eccellenza, perché non è educativa, e non è educativa poiché toglie la base alla morale, la quale, se non viene da Dio, non può sussistere, avendo solo la mobile sabbia di un'autorità umana, fl uttuante, mutabile nei suoi giudizi e nei suoi principi". Quando il 1 ottobre il sindaco Brocca riprese pieno possesso della sua carica, fece riconvocare il Consiglio Comunale col medesimo ordine del giorno; desiderava infatti che la sua opinione venisse sentita "ritenendo che il Consiglio abbia esorbitato dal suo mandato e svisata la questione"; sentiva inoltre "il dovere di sfatare la leggenda che è sorta sul conto degli insegnanti comunali, i quali non si sono mai opposti a insegnare la religione nelle loro scuole; solo chiedevano se, come per il passato, l'insegnamento religioso doveva essere impartito durante l'orario delle lezioni scolastiche, o in ore diverse". Affermò poi di ritenere "atto impolitico sconveniente togliere l'istruzione religiosa dalla scuole". Il Consiglio Comunale si schierò a forte maggioranza con il Sindaco, e la sua mozione ottenne 8 voti favorevoli su 11 presenti. Il Consiglio Scolastico Provinciale ratifi co in seguito la volontà del comune di Magenta, a condizione che l'insegnamento religioso venisse impartito nell'ultima ora di lezione, per un'ora alla settimana. Negli anni successivi, entrando in vigore la legge Credaro del 1911, con cui furono assegnate alle Province le competenze sulla retribuzione del personale scolastico, ai Comuni venne lasciata la scelta di sostenere o meno le spese per l'insegnamento della religione. Nel novembre 1912 il parroco don Bernareggi fece istanza affi nché nelle scuole pubbliche di Magenta venisse insegnata la religione, ma la Giunta Comunale scelse all'unanimità di non decidere alcunché, vista la situazione di crisi politica dell'Amministrazione, e in attesa di un nuovo sindaco. Nel novembre dell'anno successivo il neoeletto sindaco Ghislanzoni comunicò che, all'atto dell'iscrizione degli alunni nelle scuole comunali, 1181 genitori su 1183 alunni iscritti avevano domandato con regolare istanza che venisse impartita ai propri fi gli l'istruzione religiosa. Gli atti ci consegnano un sindaco "impensierito" dal fatto che se le insegnanti avessero domandato un compenso, per quanto minimo, questo avrebbe costituito una somma non indifferente e troppo gravosa per le casse del Comune. La Giunta scelse quindi di "interpellare il corpo docente per conoscere se ci fossero taluni che si possono prestare gratuitamente per impartire tale istruzione". Risposero affermativamente sette maestre, alle quali si aggiunse personale esterno approvato dalle autorità religiose. Il Comune garantì l'uso dei locali scolastici, ma fuori dall'orario di lezione. Nel 1914 furono addirittura "tutti indistintamente i genitori degli alunni" a chiedere la fruizione dell'ora di religione, "impartita senza spese per il comune da persone del borgo ritenute e riconosciute idonee dal reverendo parroco". Si era alla vigilia della Grande Guerra, e nella scelta plebiscitaria dei padri magentini sembravano risuonare le parole che, nel dibattito alla Camera del 1908, erano state pronunciate dall'on. Cameroni: "Il popolo forte e sano d'Italia domanda al Parlamento che voglia riconoscergli piena ed intera la prima, la più elementare delle libertà, quella di educare i fi gli del proprio sangue nella fede per farne dei cittadini forti ed utili alla Patria".
Aquila Nera in Campo..
Edit by Sergio Cattaneo