Tempo fa in questa rubrica era stato pubblicato un mio intervento (ora nel volume “Sotto le ali dell’aquila”) relativo al problema dei rifi uti nel corso dell’Ottocento. Si trattava delle abitudini poco civili utilizzate per smaltire i rifi uti organici e delle conseguenze inevitabili sulla qualità dell’acqua e dell’aria. Anche nel primo decennio del Novecento ritroviamo preoccupazioni simili, tanto che le autorità comunali dovettero spesso provvedere per sanare situazioni al limite della decenza. Alla seduta della Giunta Municipale del 17 dicembre 1902 venne invitato l’Uffi ciale Sanitario dottor Pietro Beretta, al quale il Sindaco fece presente la necessità di intervenire con segnalazioni e denunce “per porre rimedio allo stato di viva indecenza in cui si trovano alcune vie del Comune, sulle quali si riversano tutti i rifi uti domestici, che invece dovrebbero essere immessi nelle cloache delle case”. Lo smaltimento delle acque di scarico di provenienza domestica, così come delle pluviali che in alcune località depresse si accumulavano creando grande disagio alla popolazione, fu oggetto di un piano organico di interventi, che portò alla costruzione di fognature in tutte la zona centrale dell’abitato. Nel 1902 iniziarono i lavori di integrazione dell’asse fognario principale, originariamente costituito dall’alveo del Canale Risanatore che, raccogliendo le acque di falda a monte della ferrovia, attraversava tutto l’abitato in direzione nord sud sotto le vie 4 Giugno e Garibaldi, per poi uscire a cielo aperto a valle della chiesa di San Rocco. Il primo intervento riguardò la via S. Crescenzia, e a seguire le vie Giacobbe e Fornaroli nelle quali “per difetto di pendenza, le acque ristagnano permanentemente nella strada di fronte all’Ospedale”. Sul canale, allo sbocco di S. Rocco, era stato impiantato un edifi cio ad uso di pubblico lavatoio; la struttura, ampiamente utilizzata quando le acque che defl uivano erano solo quelle di origine sorgiva, divenne progressivamente sempre meno idonea all’uso, tanto che nel 1909 le autorità sanitarie ne consigliarono la soppressione, chiedendo che venissero pubblicati manifesti che invitassero il pubblico ad astenersi dall’utilizzarlo. Le domande dei privati cittadini per potersi allacciare alla fognatura comunale furono piuttosto sporadiche: i rifi uti prodotti erano tutti di natura organica, e nella maggior parte dei casi venivano immessi in letamaie il cui contenuto era poi utilizzato in agricoltura. Rimangono tuttavia agli atti alcuni episodi di scarichi abusivi, ovvero immissioni di liquami nella fognatura senza autorizzazione dell’autorità competente, cui spettava dare i permessi per un “utilizzo precario” a fronte del pagamento di una tassa. Frequenti erano le segnalazioni di “esalazioni di miasmi nocivi alla salute”; “lamenti gravissimi da parte della popolazione” si avevano solitamente in prossimità degli stabilimenti industriali, e delle fi lande in particolare (via Volta, via S.Biagio). Alla fi landa Pagani – Cova, in particolare, il permesso di scarico delle acque di rifi uto, precedentemente accordato, venne revocato nel 1910 “visti i continui reclami che pervengono dalla cittadinanza”. Sempre nel 1910 venne posto all’ordine del giorno il problema dell’acqua potabile. La gravità della situazione trovò espressione nelle parole del sindaco Brocca: “Avendo provveduto all’analisi di campioni di acqua prelevati da diversi pozzi della borgata, vennero riscontrati tutti di acqua non salubre. Per tale motivo si deve ritenere che l’aves è inquinato e di conseguenza occorre che si abbia a studiare subito il progetto per l’impianto del servizio di acqua potabile. Impressionato da tale fatto, mi recai presso l’Uffi cio Tecnico Provinciale dal quale ebbi indicazioni su come procedere”. Capitava poi che a creare disagio fossero i comportamenti di singoli cittadini, contrari alle norme e al buonsenso: ad esempio venne sanzionato il conduttore di un cavallo “il quale alle ore 16 guidava un carretto sul quale erasi un carico di ossa che lungo il percorso esalando odori cattivi dava luogo alle ripugnanze del pubblico”. Nel 1905 la Giunta riconobbe “necessario pubblicare un manifesto ricordante il divieto di lasciar vagare oche ed altri volatili nelle vie del Comune, con diffida delle penalità stabilite dai regolamenti e della confi sca dei volatili stessi”. Che dire poi della presenza in diversi siti della zona centrale di Magenta di “pubblici pisciatoi”? Le molte domande che vennero presentate dai proprietari delle case ove questi erano addossati affi nché fossero rimossi, furono tutte archiviate senza esito, poiché, come ad esempio nel caso dell’impianto addossato a casa Bottelli, al n. 77 di Corso Vittoria (ora via Roma) “il pisciatoio non è antigienico perché sarebbe peggior danno alla salute se le orine avessero a sperdersi sulla via”.
Aquila Nera in Campo..
Edit by Sergio Cattaneo