Di quanto fosse stata tribolata la scelta della compagnia telefonica per l’impianto del telefono si è detto in un precedente articolo (marzo 2009). Quando ormai sembrava che la strada per il collegamento telefonico con Milano fosse spianata, avendo il Consiglio Comunale approvato nel 1909 l’ammontare della spesa (4500 lire) per la concessione, la procedura subì un brusca interruzione poiché nel frattempo l’iniziativa era stata assunta dalla Provincia di Milano, e per essa dal Comizio Agrario di Milano, che dal settembre 1910 al marzo 1913 stilò un progetto “fruttodi lunghi e pazienti studi” per promozione del collegamento telefonico tramite la creazione di un posto telefonico pubblico in ciascun capoluogo di Comune. Che gli studi per ilprogetto fossero stati lunghi nessuno dei potenziali fruitori del servizio lo metteva in dubbio: ormai stabilimenti industriali, aziende e società commerciali della Provincia, con iniziativaprivata, si erano dotati del telefono, e il ritardo con cui il pubblico stava rincorrendo la soluzione ottimale accresceva le difficoltà nel trovare la quadratura al progetto tecnico,data la massiccia presenza sul territorio di Società telefoniche private (Unione Telefonica Lombarda con sede a Milano, Società Telefonica Trevigliese e Zurighese entrambe consede a Bergamo) in concorrenza con quella dello Stato. Trovato un equilibrio progettuale tra le quattro Società telefoniche, in cui si auspicava anche la possibilità di uno scambiodegli impianti già esistenti, a Magenta venne stabilito che la Società telefoni di Stato avrebbe impiantato uno dei 22 centralini di linea urbana previsti per la Provincia di Milano;attraverso il collegamento con Cuggiono,i magentini avrebbero poi avuto accesso alla linee interurbane. In ogni comune, le Società telefoniche aderenti al piano provinciale “siimpegnavano all’impianto ed esercizio di un posto telefonico pubblico, ed a collegare tutti coloro che nel territorio comunale facessero domanda di abbonamento”. In attesa che il progetto complessivo venissedefinitivamente approvato, le autorità magentine cominciarono ad esercitare pressioni per la creazione del posto telefonico pubblico. La norma prevedeva che esso fosse associatoagli uffici postali e telegrafici, ma da Magenta venne una proposta diversa, così formulata dal sindaco Brocca nel gennaio 1912: “La persona che troverei adatta ad assumerela gestione del servizio sarebbe la signora Giacobetti Aida Felicita: annesso all’abitazione della stessa, in un locale disponibile, situato a pianterreno ed in piazza Umberto I,centralissima, si potrebbe installare il nuovo ufficio e la cabina. E’ persona moralissima e certamente capace; sono poi sicurissimo che si presterebbe ad effettuare qualsiasi orarioche da questa autorità le venisse proposto a vantaggio del pubblico. Il marito, che lavora in un proprio negozio di biciclette pure annesso all’abitazione, lo supplirebbe nelleeventuali assenze”. La proposta non ebbe però seguito e, come da norma, il telefono pubblico venne associato all’ufficio postale con sede nella piazza del Municipio. Contemporaneamenteil Brocca cercava influenti appoggi, per accelerare la pratica. Interlocutore fu il deputato vercellese Mario Abbiati, amico personale del sindaco, che si fece patrocinatoredella causa magentina presso il Ministro del Tesoro, al quale spettava l’ordine esecutivo per l’inizio dei lavori. Così l’on. Abbiati rispose al Brocca, con una breve nota:“Caro Commendatore, appena egli mi diede notizia dell’eseguito versamento [la somma di lire 4100 sborsata dall’Amministrazione comunale per l’impianto del centralino], riscrissial Ministro del Tesoro. Ricevo risposta che la Direzione Generale dei Telefoni non ha ancora trasmesso gli atti comprovanti il versamento. Voglia sollecitare la Direzione diMilano: se quella non si muove, Roma resta immobile. Benedetta burocrazia! Omaggi alla signora, ed a lei cordialità. A ben rivederci”.Anche se lentamente, la burocrazia peròprocedeva, e nel corso del 1912 si arrivò finalmente all’impianto. Erano passati cinque anni da quando il sindaco Brocca in Consiglio Comunale aveva espresso la necessità“di dotarsi di questo nuovo mezzo di comunicazione che va generalizzandosi in tutti i centri industriali e commerciali” ed esprimeva fiducia nel fatto che “mercé l’adesione ditutti i cittadini abbienti, il telefono verrà tosto attivato”. Installato il centralino, l’Amministrazione comunale avviò le pratiche per l’allacciamento dei suoi uffici, necessità divenuta urgente daquando, dopo la caduta della Giunta Brocca nell’autunno 1912, divenne sindaco il dott. Giuseppe Ghislanzoni. Questi “per avere il proprio studio di notaio in Milano, deve restareassente tutto il giorno dal Comune. Il servizio telefonico servirebbe per tenerlo al corrente dell’andamento degli uffici”. Anche il Ghislanzoni trovò modo di raccomandarsinei palazzi della politica romana, interessando il deputato locale Emilio Campi, che esercitò le pressioni dovute presso il Sottosegretario di Stato per le Poste e i Telegrafi. Tuttavia,mentre a Roma si muovevano pedine importanti, a Magenta la Giunta Ghislanzoni entrò a sua volta in crisi, cosicché quando nel dicembre 1913 arrivò dalla Provincia il sollecitoall’approvazione in Consiglio Comunale del piano provinciale di collegamento telefonico di cui si diceva all’inizio, il consigliere anziano Ambrogio Cassola, facente funzionidi sindaco, non poté altro che dirsi spiacente di non poter procedere, poiché “dal mese di luglio non si è ottenuto di radunare, malgrado ripetute convocazioni, il Consiglio Comunale”.Rimaneva il rimprovero da parte del Comizio Agrario di Milano, “perché, a causa dei Comuni ritardatari, la provincia di Milano è oggetto di commenti poco lusinghieri […],e va perdendo i vantaggi notevolissimi di un mezzo di comunicazione che va rendendosi sempre più necessario nella rapida ed intensa vita moderna”.
Aquila Nera in Campo..
Edit by Sergio Cattaneo