Nell'anno delle celebrazioni del 150° anniversario della battaglia, può sembrare fuori luogo porre l'attenzione sulle conseguenze nefaste che il combattimento svoltosi nel borgo provocò alla popolazione locale. Non ci si può nascondere infatti che i magentini, pur orgogliosi di aver indirettamente contribuito alla nascita dell'Italia, ebbero a patire gravi conseguenze, morali e materiali, a seguito della "guerra guerreggiata". Una serie di documenti conservati presso l'Archivio comunale testimoniano, con le accorate parole dei contemporanei, lo stato d'animo di chi, dopo lo sconvolgimento del 4 giugno, dovette raccogliere i cocci di un'immane devastazione. In parte eroso dall'umidità che in passato ha rischiato di compromettere il materiale custodito nell'Archivio comunale, il documento che ora esaminiamo ci informa anche di alcuni aspetti poco noti (come ad esempio il saccheggio, a conflitto terminato, da parte delle truppe franco-piemontesi) di quanto avvenne nella "gloriosa" giornata del 4 giugno. Lascerei quindi la parola a chi in quei giorni reggeva la Deputazione all'Amministrazione comunale di Magenta, ovvero ai signori Alessandro Ravizza e Celestino Frigerio, che il giorno 31 ottobre 1859 indirizzarono alla Regia Intendenza Generale di Pavia la loro petizione. "Il memorando combattimento del 4 scorso giugno, avvenuto per molte ore nel Borgo e persino nell'interno delle case di Magenta, si protrasse con incredibile spavento di questa popolazione fino a notte inoltrata. In quel luttuoso conflitto molti compaesani restarono accidentalmente morti (non più di una decina, secondo quanto pubblicato nella monografia sulla battaglia ad opera del generale Viviani) e feriti, ond'è che gli abitanti compresi dal massimo terrore stavano rinchiusi nelle case loro senza osare di sortirne. Per tale inevitabile aspetto di lutto e forse anche per qualche altra non meno innocente ragione, le Truppe Alleate indotte a sospettare vi covasse un partito austriaco, si abbandonarono al saccheggio. Senza farne loro un rimprovero, e considerato il fatto come inevitabile disastro di guerra, la Rappresentanza Comunale che intanto s'adoperava nel miglior modo per provvedere ai più urgenti bisogni dell'armata, si rivolse al Municipio di Milano per soccorsi di denaro ed istruzioni, e venuto in luogo il 9 dello stesso mese il Delegato sig. Commissario Distrettuale [...] trovò opportuno istituire una Commissione in luogo, di probe ed adatte persone, per verificare i danni sofferti dai singoli abitanti in causa dell'avvenuto saccheggio. Contemporaneamente la Deputazione si rivolgeva alla Questura di Abbiategrasso chiedendo di essere abilitata a nominare alcuni periti ingegneri cui fosse a demandarsi la rilevazione dei danni recati ai fondi e case [...]. Si raccoglie dalle predette relazioni che molti possidenti ed abitanti del Comune perdettero non che il raccolto dell'annata, [ma anche] buona parte delle loro sostanze, per la rovina delle piantagioni di gelsi e viti che costituiscono la dotazione ed il capital valore dei fondi, e per la distruzione dei generi ed effetti che formano per alcuni l'unica loro proprietà. Non è giusto che i danneggiati di questo Comune e di quegli altri che si trovano in eguale condizione sopportino da soli il peso di una guerra che ridonda a vantaggio di tutti, epperò si è nella convinzione che il nostro amatissimo Re, valendosi dei pieni poteri di cui è investito ordinerà il compartimento di questi danni con fare equabilmente concorrere tutti quelli che pagano un censo. Il provvedimento è di tutta urgenza [la sottolineatura è nell'originale] poiché per taluni è questione di sussistenza e per gli altri, cioè per i possidenti, non è meno urgente il bisogno, essendo costretti a sostentare i coloni, a pagare imposte gravose per i fondi che loro non fruttano, e a incontrare gravi spese per riabilitare i fondi ad essere nuovamente fruttiferi". L'auspicio dei magentini tuttavia non trovò la sperata soddisfazione, e la questione del rimborso dei danni di guerra si trascinò per diversi anni, nonostante suppliche e ricorsi reiterati.. Ancora nel 1887, 28 anni dopo l'evento, il Consiglio Comunale verbalizzò di non poter elargire un sussidio a favore dei terremotati della Liguria "considerate le precarie condizioni economiche del Comune, e considerato che Magenta risente tuttodì le conseguenze dell'immane rovina economica patita in conseguenza della Guerra d'Indipendenza qui guerreggiata nel 1859, danni che né Governo, né comuni, né privati concorsero ad alleviare". E, per rincarare la dose, le devastazioni dovute alla battaglia e al saccheggio che ne seguì non furono gli unici danni patiti in quel lontano 1859, perché furono addossate ai magentini anche le conseguenze delle requisizioni effettuate dall'armata austriaca, concentratasi nel Borgo nei giorni che precedettero la battaglia. Capiamo quindi perché dovettero passare diversi anni perché a Magenta si inaugurasse la consuetudine, viva ancor oggi, di rievocare quanto accadde nel giorno della battaglia.
Aquila Nera in Campo..
Edit by Sergio Cattaneo