La comunità magentina ricorda il suo passato e fa un certo effetto pensare che è anche il passato di una intera nazione. Per quanto se ne dica, che si voglia partecipare al ricordo o meno, che si condividano i modi per celebrarlo, è il caso di ricordare che tutti noi siamo oggi in questo paese perché "c'era un bel dì la Battaglia di Magenta" e la Storia calcò i suoi passi su queste terre. Liberi, ovviamente, di osservare l'evento da altri punti di vista, ma non di minimizzarlo (ci pensa già la scuola a non parlare del Risorgimento e men che meno di Magenta). Con gli altri amici eravamo in quel '59 scolari coinvolti nel "centenario" nonché ammirati spettatori di ciò che ci avveniva attorno. Allora non avremmo immaginato di essere dalla parte degli attori nella successiva ricorrenza. Oggi ci emoziona un po'. Sfogliando i quotidiani ed i numerosi settimanali del 1959 balza all'occhio come le celebrazioni ebbero una grande risonanza nazionale. C'era nella gente un entusiasmo diverso. Era il tempo della ricostruzione e del "boom",della possibilità di lasciarsi dietro le spalle fatiche e miserie, di godere degli agi che dava il lavoro (che c'era). Si era sviluppato un senso di appartenenza particolare. Era il primo grande momento, che si sarebbe concluso nel 1961 con il Centenario dell'Unità d'Italia, in cui tutta la nazione si trovava concorde attorno proprio al concetto di "unità". O...forse era solo un modo per dimenticare le eredità di dolore e divisione che aveva lasciato l'ultimo conflitto, concluso da solo quattordici anni. La visita dei Presidenti. Quanto parlarne, prima e quanti aneddoti,dopo. Certo il "generale" svettava sul "nostro sindaco", sul "nostro presidente" e sul "nostro arcivescovo", ma a noi non importava: loro erano qui! Non ci importava neppure sapere che il "generale" veniva in Italia per la prima volta e ci veniva da "vincitore". Passava di qui perché la diplomazia, cogliendo l'occasione di un ringraziamento ai cugini d'Oltralpe per il loro aiuto nel 1859, aveva organizzato i primi colloqui, dopo la guerra,con una delle nazioni che avevano vinto. E Dio solo sa quanto l'Italia avesse bisogno, allora, di essere presa in considerazione. Ma noi avremmo campato per cinquant'anni dei ricordi di quella giornata. Ora ci siamo. I programmi sono stati messi a punto. L'entusiasmo della nazione non è certo quello d'allora, ma a noi non importa. Cerchiamo di fare del nostro meglio e come diciamo sempre, di operare per la conservazione, lo studio e la divulgazione della nostra storia. Che in questa occasione è la storia dell'Italia. Forse ci si dimentica spesso di chi contribuì a scrivere quella pagina e non ebbe la fortuna di tornare a casa a raccontare di Magenta. In passato, la sera del 4 giugno, non c'erano musiche e feste. I Magentini andavano in processione all'Ossario, con una candela, per un rosario da dedicare ai 4200 soldati, di entrambi gli schieramenti, che lì riposano ancora oggi. Ricordiamoli, almeno, con un pensiero. Gli appuntamenti del 150° sono molti. Abbiamo più volte sottolineato come a tutte le iniziative si sia voluto dare l'impronta del pensiero europeo. Ci auguriamo che i Magentini possano apprezzare i diversi eventi e, perché, no? Magari essere spettatori di una "visita" da campare per cinquant'anni dei ricordi di quella giornata..
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